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Archeologia d'estate a Roma

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News del 02 Luglio 2009 - Roma

La Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma avvia dal 19 giugno un progetto di aperture straordinarie e visite singolari per l’estate 2009. Il programma di Archeologia d’estate prevede l’apertura nel Foro Romano e sul Palatino di siti da lungo tempo chiusi al pubblico a cui si aggiungono visite guidate notturne della mostra Divus Vespasianus nella splendida cornice del Colosseo, oltre a spettacoli serali con ingresso gratuito nelle quattro sedi del Museo Nazionale Romano: Terme di Diocleziano, Palazzo Massimo, Crypta Balbi, Palazzo Altemps. La stagione estiva si chiuderà il 30 settembre, con una sospensione durante il mese di agosto.

L’obiettivo della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma è quello di invitare innanzi tutto i cittadini romani a riscoprire luoghi dimenticati, eppure quotidianamente sotto gli occhi di tutti, e poi accompagnare i visitatori provenienti da tutto il mondo a vedere l’archeologia sotto una luce diversa. Una notte al Colosseo, illuminato da una mongolfiera che brilla sull’arena come la luna piena, i cortili di Palazzo Altemps e di Palazzo Massimo che risuonano delle note di Vivaldi eseguite dall’affermata orchestra de “I Musici” e dei suoni del tango argentino, dei madrigali, dei versi della poesia latina sono solo alcuni degli appuntamenti ai quali si abbina la visita delle antiche collezioni d’arte romana conservate nelle sale dei musei. Alle Terme di Diocleziano i materiali protostorici e le epigrafi non resteranno un linguaggio muto perché, accompagnati dalle direttrici del museo, la lettura delle parole incise su frontoni, stele, are e sarcofagi non avrà più segreti e sembrerà quasi un gioco da ragazzi scioglierne il mistero. Anzi, il visitatore è invitato a scegliere l’opera di cui vuol conoscere e approfondire la storia, creando uno scambio interattivo con chi dirige il museo che potrà coglierne suggerimenti e curiosità. Da qui il titolo di questi incontri: Il museo che vorrei. Scelgo e scopro. Alla Crypta Balbi, poi, ci si stupirà di non trovarsi in un museo come gli altri, perché al suo interno nasconde lo scavo di un intero quartiere tardo romano che visse la trasformazione della capitale dell’Impero Romano in una città stremata dalle invasioni barbariche, ma pronta ad affrontare i primi decenni del Medioevo.

Il Foro Romano e il Palatino apriranno alternativamente luoghi da tempo inaccessibili come la Casa dei Grifi, la Casa di Livia, l’Aula Isiaca nella Loggia Mattei rivelando magnifici affreschi, e ancora l’Oratorio dei Quaranta Martiri e il Tempio di Romolo appena restaurati.

Questa iniziativa è resa possibile dalla disponibilità dei dipendenti della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma che per primi in Italia, e seguendo una circolare ministeriale, hanno deciso di impegnarsi ciascuno in prima persona e indipendentemente dalla qualifica, riversando le risorse derivanti dal Fondo Unico di Amministrazione in un progetto di pubblica fruizione.
Electa e Pierreci, concessionari dei servizi della soprintendenza, partecipano al programma Archeologia d’estate sponsorizzando gli spettacoli serali del Museo Nazionale Romano curati dalla soprintendenza.

Archeologia d’estate consentirà inoltre alla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma di continuare la raccolta di fondi a favore della ricostruzione dei beni archeologici e artistici della città dell’Aquila danneggiati dal terremoto dello scorso aprile, contando sulle libere offerte dei visitatori.

La musica, l’archeologia e la generosità di tutti hanno consentito di realizzare un programma variegato che ha unito, con entusiasmo, affermati professionisti e validi dilettanti in un unico intento, quello di festeggiare il museo e l’arte antica.


IL FORO ROMANO E IL PALATINO SVELANO ANTICHI AFFRESCHI
Situata sotto il larario della Domus Flavia, la casa dei Grifi è la più antica fra le case repubblicane fino ad ora trovate sul Palatino. Era costruita su due piani, ciascuno con il suo ingresso indipendente. Il piano superiore era disposto intorno a un atrio (o peristilio) con un impluvio in peperino. In seguito (forse in età augustea) sopra la casa venne edificata un’altra costruzione di cui rimangono dei muri e parte di un pavimento con lastre di marmo. Al piano inferiore si accede tramite una scala. La casa venne costruita alla fine del II secolo a.C. e venne restaurata intorno alla metà del I secolo a.C.; rimase in uso in età neroniana, ma sparì definitivamente sotto la costruzione della Domus Flavia

Situata sotto la Domus Flavia, l'Aula Isiaca è semplicemente una sala, solo parzialmente conservata pertinente a una casa signorile d'età repubblicana. Il nome Isiaca deriverebbe dai numerosi motivi decorativi riferibili al culto di Iside, come la ghirlanda di rose nella reticella, il fiore di loto, il serpente dal corpo schiacciato,...; tali dipinti sarebbero stati datati all'età di Caligola, ma studi recenti hanno portato la datazione all'età augustea, quando, all’indomani della vittoria di Azio, i motivi isiaci ed egittizzanti divennero a Roma una vera e propria moda.. Le pitture che erano presenti sono state distaccate e attualmente sono poste in un ambiente della Domus Augustana presso la Loggia Mattei.

La Loggia Mattei è un piccolo gioiello rinascimentale, alla sommità del colle Palatino, tra la Domus Flavia e lo Stadio, opera di Baldassarre Peruzzi e dei suoi allievi, sopravvissuto alle vicende storico archeologiche che hanno segnato il colle tra XIX e XX secolo, sebbene i dipinti con scene mitologiche e simboli zodiacali, furono distaccati dal loro contesto originario già nel corso dell’Ottocento. Un prestito a lungo termine del Metropolitan Museum di New York delle scene figurate ha reso possibile la ricomposizione della decorazione pittorica della volta, unico esempio superstite di pittura rinascimentale sul Palatino.

Il Tempio di Romolo venne fatto costruire dall'imperatore Massenzio in memoria del figlio Romolo (da qui il nome del tempio), morto nel 309 d.C. e divinizzato; oggi però trova qualche conferma l’ipotesi che lo il tempio di Giove Statore, dedicato poi da Massenzio al figlio. E infine trasformato da Costantino nel luogo di culto di Giove e dei Penati, le divinità tutelari della casa. Della struttura si possono ben vedere le fondamenta; ciò è dovuto al fatto che la strada rimessa in luce negli scavi del 1899 ha portato alla luce il livello stradale di epoca augustea. Si tratta di un edificio interamente costruito in mattoni, formato da un corpo centrale a cupola (il tetto e il lanternino sono invece di epoca moderna) preceduto da una facciata a forma di emiciclo e fiancheggiato da due ambienti uguali e simmetrici terminanti ciascuno con un'abside, di pianta rettangolare allungata, preceduti da una coppia di colonne di marmo cipollino su alto plinto; questi due vani erano posti in comunicazione con l'ambiente centrale tramite due porte.

Adiacenti alla Domus Tiberiana, sono visibili i resti di una casa attribuita a Livia, la moglie di Augusto, dopo il ritrovamento di alcune condutture di piombo con l'iscrizione Iulia Augusta. La domus è databile al I secolo a.C., ma sono state riconosciute almeno due fasi successive di lavori: le mura in opera reticolata sono state datate all'inizio del I secolo a.C., mentre il rivestimento pittorico è datato intorno al 30 a.C. Il tablino risulta essere l'ambiente più importante dal punto di vista pittorico. La parete di destra è tripartita da un portico a colonne corinzie poggianti su alte basi. Nell'edicola centrale è raffigurata Io, amata da Giove, che Mercurio libera dalla prigionia di Argo. A sinistra si può notare una finestra aperta che guarda su una strada cittadina animata da scene varie. Nel pannello centrale della parete di fondo è rappresentata la ninfa Galatea su cavallo marino mentre fugge da Polifemo.
Nell'ambiente posto a destra del tablino, è ancora ben distinguibile la decorazione della parete sinistra, a riquadri, con festoni di foglie, fiori e frutta dai quali pendono simboli campestri, mentre in alto è visibile uno stupendo fregio su fondo giallo con scene di vita egizia.
Nell'ambiente posto a sinistra del tablino le pareti sono decorate con un sistema analogo a quello degli altri due ma senza scene rappresentanti figure; la decorazione è costituita da colonne e pilastri sopra un basamento di finto marmo.

Un ambiente alle spalle della fonte di Giuturna, a noi pervenuto nella struttura muraria della metà del II secolo d.C., fu trasformato, con l’aggiunta di un’abside, in un Oratorio cristiano detto dei Quaranta Martiri, con riferimento a un episodio che vide altrettanti soldati martirizzati in Armenia durante l’età di Diocleziano. Il martirio, che avvenne mediante immersione in acqua gelata, è riportato sull’affresco della parete, databile all’ottavo secolo.


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Noemi Biaggioli Dalla redazione: Noemi Biaggioli




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