loading ...Se Ercolano(Napoli),
insieme a Pompei e alle ville di Oplontis, è stata dichiarata dall’Unesco nel
1997 “Patrimonio dell’Umanità” è perché con i suoi stupefacenti resti offre una
testimonianza della vita e della società romana con tanta abbondanza di
particolari e con l’immediatezza della conservazione da potersi ritenere unica
al mondo. Le altissime temperature sviluppate dall’eruzione del Vesuvio hanno
infatti determinato a Ercolano un fenomeno di conservazione assolutamente
originale e in larga misura privo di confronti anche nella stessa Pompei, al di
là degli affreschi e delle sculture. Ercolano ha restituito le testimonianze più
ricche e complete del mondo antico, riferite anche ad aspetti e temi della vita
quotidiana e della società romana (religione, ambito domestico, abbigliamento,
arredi): materiali organici, carbonizzati, di ogni genere, quali tessuti,
papiri, legni, commestibili, tavolette cerate, tutte preziosissime fonti di
informazione per quegli aspetti “minori” e quotidiani della civiltà romana.
La terribile eruzione del 79 d.C., che in una notte cancellò uomini e cose, ha
fatto sì che a noi giungesse una città intera, ancora pullulante di vita, sia
pure nelle forme proprie impresse da una catastrofe appena compiuta: tetti
scoperchiati, muri abbattuti, porte scardinate, statue travolte, suppellettile
disseminata ovunque, tutto però in larga misura recuperabile o ricomponibile e,
quel che più conta, fresco e vivido come mai accade negli scavi condotti in
altre zone archeologiche del mondo, ove il tempo ha avuto modo di sgretolare
gradualmente le strutture e le opere originarie, o in altri casi di
trasformarle, di inglobarle, spesso di distruggerle completamente. Per tutto
quello che invece è venuto alla luce a Ercolano, da un punto di vista
conservativo, il tempo non è trascorso dalla notte del 79 fino al momento della
scoperta.
In questa mostra sono per la prima volta materialmente ricongiunte e presentate
al pubblico quasi tutte le opere della grande statuaria restituite dalla città,
che appartengono a stagioni diverse della storia degli scavi e che ne hanno
determinato il diverso destino quanto a luogo di conservazione e quindi anche di
potenziale fruizione.
La plurisecolare storia degli scavi di Ercolano, iniziata per caso nei primi
anni del 1700, visse infatti una prima stagione per impulso del re Carlo di
Borbone che nel 1738 diede ufficialmente inizio alle esplorazioni per cunicoli
sotterranei. Le opere di particolare pregio venivano trasportate nell’Herculanense
Museum, ricavato nell’ala del Palazzo Caramanico della Reggia di Portici che
frattanto Carlo di Borbone aveva fatto costruire, affinché visitatori di rango e
studiosi, previo permesso regio, potessero ammirarli. Alla stagione delle
esplorazioni borboniche, appartengono principalmente il Teatro, la Villa dei
Papiri, la Basilica Noniana e l’Augusteum (cd. Basilica), gli imponenti cicli
scultorei dei quali, trasferiti nel 1822 dall’Herculanense Museum al Palazzo
degli Studi a Napoli, che sarebbe diventato il Real Museo Borbonico e quindi,
con l’Unità d’Italia, il Museo Archeologico Nazionale di proprietà dello Stato,
vengono ora per la prima volta con questa mostra riuniti e presentati al
pubblico in tutta la loro magnificenza.
Artefice della grandiosa e sistematica operazione di scavo a cielo aperto e di
contestuale restauro è stato invece Amedeo Maiuri, che fra il 1927 e il 1958, ha
messo in luce la massima parte dell’attuale parco archeologico. Nello scavo
dell’antica Ercolano Amedeo Maiuri concretizzò la sua idea di offrire ai
visitatori un suggestivo esempio di città-museo e per far ciò allestì un piccolo
Antiquarium nella Casa del Bel Cortile e ricollocò molti oggetti in sito, anche
a prezzo di qualche tradimento rispetto ai reali contesti di rinvenimento.
Tutte le opere provenienti da questi scavi sono rimaste convenientemente a
Ercolano e, insieme a quelle scaturite dagli scavi eseguiti negli ultimi venti
anni, fra cui la statua loricata di Nono Balbo, gli splendidi rilievi arcaistici
e la peplophoros e l’Amazzone dall’area della Villa dei Papiri. Queste sculture
saranno tutte in mostra e verranno poi esposte nell’Antiquarium di sito, la cui
apertura al pubblico è prevista per la fine del 2009, offrendo un utile e non
comune complemento alla visita.
In occasione della mostra, l’atrio monumentale del Museo ritorna al suo antico
decoro, rivivendo come spazio espositivo.
Il percorso della mostra, che comprende oltre 150 opere, è articolato in sezioni
opportunamente definite da uno scenografico gioco di luci, che simboleggia la
distanza tra la vita immortale degli dei e la caducità della vita umana.
L’esposizione ha infatti inizio con la viva luce, che illumina le figure di dei,
eroi e delle dinastie imperiali, così come ci appaiono nelle sculture di
Ercolano (in particolare quelle provenienti dall’Augusteum), come non è certo
frequente trovare con tanta abbondanza e varietà in altri contesti archeologici.
Prosegue con una luce in graduale attenuazione nelle successive sezioni,
dedicate rispettivamente alle illustri famiglie ercolanesi che con atti di
munificenza privata contribuirono al rinnovamento edilizio della città nella
prima metà del I secolo d.C. (Marco Nonio Balbo e la sua famiglia, Lucio Mammio
Massimo) e alle numerose sculture della Villa dei Papiri, che hanno fatto di
questa villa un caso eccezionale nel panorama dell’archeologia italiana,
osservatorio privilegiato per la comprensione del ruolo svolto dalla cultura
greca presso le classi dominanti della tarda repubblica romana.
Una luce più soffusa si diffonde sui ritratti della gente comune,
significativamente accostati alle liste dei cittadini incise su marmo (cd. Albi
degli Augustali), mentre le tenebre avvolgono gli scheletri dei fuggiaschi, una
delle più straordinarie scoperte archeologiche degli ultimi decenni. Uomini,
donne e bambini avevano cercato rifugio sull’antica spiaggia e negli ambienti
voltati prospicienti il mare quando con improvvisa, immediata brutalità, il
primo surge si abbatté su di essi, catturando per sempre, come in una macabra
istantanea, il loro ultimo istante di vita. Anche nell’archeologia della morte
Ercolano ha rivelato la sua eccezionalità, offrendo allo studio di antropologi,
vulcanologi e archeologi un campione di popolazione ben diverso e ben più ricco
e promettente di quello che di norma proviene dalle necropoli.
L’ultima sezione, un’appendice della mostra dedicata ai tessuti da Ercolano,
prende spunto da un recente ritrovamento effettuato dalla Soprintendenza
Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei. Nell’ambito dello scavo
della Villa dei Papiri e dell’Insula Occidentalis, e precisamente sulla terrazza
del porticato adiacente al grande complesso termale dotato di piscina calida, è
stata rinvenuta, nel luglio 2007, una massa informe di materiale organico, nei
pressi di una borsa di cuoio, di legni carbonizzati pertinenti ad imbarcazioni e
di una rete con pesi di piombo. Il microscavo certosino della massa informe ha
consentito di recuperare un esteso frammento di tessuto, forse canapa, che nel
suo aspetto consolidato verrà presentato per la prima volta al pubblico. Per
l’occasione si esporrà anche una ridotta, ma significativa, selezione di tessuti
provenienti da Ercolano e da Pompei, che fanno parte di una raccolta del Museo
Archeologico Nazionale di Napoli, rimasta ad oggi sconosciuta al grande
pubblico: la più grande collezione del mondo romano, costituita da 180 reperti
tessili. Accanto a sacchi, sacchetti e piccoli borsellini, sono conservati pezzi
in tela di cui sembra lecita l’attribuzione ad indumenti personali, quali
tuniche e mantelli.
L’esposizione di reperti tessili sarà integrata da un repertorio iconografico
costituito da sculture e affreschi vesuviani, che consentiranno di inquadrare
meglio i tessuti nel loro originario contesto d’uso: l’abbigliamento.
Promosso da:
Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione Campania e la
Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei
Data Inizio: 16/10/2008
Data Fine: 01/06/2009
Prenotazione: Facoltativa
Città: Napoli
Luogo: Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Indirizzo: Piazza Museo, 19
Provincia: Napoli
Regione: Campania
Orario: Dalle 9 alle 19.30. Chiuso martedì
Telefono: 081 4422149
Dalla redazione: Noemi Biaggioli