loading ...'SEMPER', L'ARTE CONTEMPORANEA A PALAZZO MEDICI
Le opere di Marco Bagnoli, Domenico Bianchi e Remo Salvadori nella prestigiosa
dimora di Clemente VII
La mostra si chiama "Semper", come il motto che - da Cosimo il Vecchio a
Clemente VII - ha accompagnato la vita e le opere dei Medici. Si tratta di
un'importante esposizione che rappresenta l'evento conclusivo del Genio
Fiorentino 2009. Da domenica 24 maggio, giorno di inaugurazione ufficiale (alle
ore 18) fino al 19 luglio, tre grandi artisti contemporanei - Marco Bagnoli,
Domenico Bianchi e Remo Salvadori - esporranno le loro opere negli spazi di
Palazzo Medici Riccardi, compreso lo splendido cortile di Michelozzo dove
l'Orfeo che placa Cerbero col canto di Baccio Bandinelli mostra nel piedistallo
la scritta "Semper" scolpita in marmo da Benedetto da Rovezzano.
"Semper - dicono i curatori Carlo Francini, Sergio Risaliti e Francesco Vossilla
- qualifica il perenne rapporto dei Medici con l'arte, ma vale anche come
incipit di un rapporto tra arte e storia, che si può rinnovare e rigenerare
attraverso la presenza di artisti di oggi che ricercano la permanenza di valori
artistici essenziali, artisti che di questa esperienza di dialogo sentano la
necessità etica piuttosto che quella effimera, limitata, alla mera
provocazione".
La sfida posta da Semper ha spinto Bagnoli, Bianchi e Salvadori a studiare prima
e realizzare poi, un nucleo di opere ispirate e ambientate nei luoghi cari a
papa Clemente VII, grande mecenate del Rinascimento.
Giulio de' Medici (1473-1534) fu un celebre umanista, diplomatico, cultore delle
arti: per sua volontà vennero realizzate opere di straordinario valore come la
Sacrestia Nuova di San Lorenzo o l'Ercole e Caco in piazza della Signoria. Da
arcivescovo decise i lavori del Buonarroti in San Lorenzo, come pure il
riassetto di Palazzo Medici con la chiusura della loggia d'angolo da parte dello
stesso Michelangelo e le collocazioni del Mercurio di Giovan Francesco Rustici e
dell'Orfeo del Bandinelli: simboli umanistici di armonia di governo e di
persuasione poetica. Divenuto papa, l'attenzione per la propria città non
diminuì, incentrandosi da una parte sulla Sacrestia Nuova e la Biblioteca
Laurenziana di Michelangelo in San Lorenzo e dall'altra sulla commissione
"politica" dell' Ercole e Caco per Piazza della Signoria, ancora affidato al
Bandinelli.
Non sorprende allora la grande affezione di Clemente VII per il Palazzo di
famiglia, al quale volle restituire la dignità intellettuale e filosofica di un
tempo, commisurandola altresì con la lezione della Roma imperiale incarnata
dalla sontuosa reinterpretazione del Laocoonte antico, a opera del suo artista
favorito Baccio Bandinelli per il secondo cortile di Palazzo Medici.
Ora tre artisti contemporanei rinnovano l'offerta dell'arte nel luogo simbolo
del mecenatismo e del potere fiorentino. Domenico Bianchi con la sua Panchina in
marmo policromo occupa il centro dello spazio nel cortile del palazzo dove
Clemente VII volle l'Orfeo del Bandinelli . Nel giardino dove Giulio de' Medici
aveva fatto collocare il Mercurio di Giovan Francesco Rustici e un drammatico
Laocoonte del Bandinelli, Marco Bagnoli colma il vuoto fisico della loro assenza
con due sculture: Sonovasoro e Invaso. Il primo è una colonna di circa sei metri
di altezza a base quadrata; questo svettante fusto di colore ferroso sostiene in
cima un vaso di alabastro. Un secondo vaso di alabastro si trova appoggiato sul
pollone di un glicine centenario. Infine, Remo Salvadori, nel Cortile dei Muli
trasporta i visitatori nella dimensione araldica della mostra con l'anello non
dissimile a quello che sempre ha accompagnato le vicende dei Medici. Una forma
base che viene ripetuta infinite volte occupando lo spazio per mostrare la
natura delle geometrie pure, quali il cerchio.
Una selezione di opere dei tre artisti sarà allestita anche nelle stanze
d'esposizione e nella Cappella di Benozzo Gozzoli: una rassegna dei lavori più
ispirati di questi maestri italiani.
Dalla redazione: Noemi Biaggioli