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Ignazio Fresu - Aforisma 125 Arcevia - (AN)

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Ignazio Fresu - Aforisma 125 Arcevia
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Ignazio Fresu - Aforisma 125 Arcevia

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Categoria: Mostra
Evento: Ignazio Fresu - Aforisma 125
Quando: dal 27/08/2010 al 09/10/2010
Dove: Arcevia (AN)

Aforisma 125
installazione di Ignazio Fresu
Arcevia - Chiostro Complesso San Francesco
27 agosto / 09- ottobre 2010

Comune di Arcevia
C.so Mazzini, 64
Centro Culturale San Francesco
http://www.arceviaweb.it/arcevia/ccsf/ccsf.html

ORARIO APERTURA AL PUBBLICO
Lunedì 9,00 - 13,00 / CHIUSO
Martedì 9,00 - 13,00 / 15,00 - 19,00
Mercoledì 9,00 - 13,00 / 15,00 - 18,00
Giovedì 9,00 - 13,00 / 15,00 - 19,00
Venerdì 9,00 - 13,00 / 15,00 - 19,00
Sabato 10,30 - 12,30 / 16,30 - 19,30
Domenica 10,30 - 12,30 / 16,30 - 19,30

AR[t]CEVIA 2010
Vernissage: 27 Agosto 2010 ore 17 piazzale Crocioni
curatori: Massimo Nicotra
Produzione CGROUP
In collaborazione con Massimo Bergamo, Laura Coppa, Sandrina Ottaviani, Anna Terenzi, Claudia Vianello
web: www.artcevia.org

aforisma 125
L’uomo folle. – Avete sentito di quel folle uomo che accese una lanterna alla chiara luce del mattino, corse al mercato e si mise a gridare incessantemente: “Cerco Dio! Cerco Dio!”. E poiché proprio là si trovavano raccolti molti di quelli che non credevano in Dio, suscitò grandi risa. “È forse perduto?” disse uno. “Si è perduto come un bambino?” fece un altro. “0ppure sta ben nascosto? Ha paura di noi? Si è imbarcato? È emigrato?” – gridavano e ridevano in una gran confusione. Il folle uomo balzò in mezzo a loro e li trapassò con i suoi sguardi: “Dove se n’è andato Dio? – gridò – ve lo voglio dire! Siamo stati noi ad ucciderlo: voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini! Ma come abbiamo fatto questo? Come potemmo vuotare il mare bevendolo fino all’ultima goccia? Chi ci dètte la spugna per strusciar via l’intero orizzonte? Che mai facemmo, a sciogliere questa terra dalla catena del suo sole? Dov’è che si muove ora? Dov’è che ci moviamo noi? Via da tutti i soli? Non è il nostro un eterno precipitare? E all’indietro, di fianco, in avanti, da tutti i lati? Esiste ancora un alto e un basso? Non stiamo forse vagando come attraverso un infinito nulla? Non alita su di noi lo spazio vuoto? Non si è fatto piú freddo? Non seguita a venire notte, sempre piú notte? Non dobbiamo accendere lanterne la mattina? Dello strepito che fanno i becchini mentre seppelliscono Dio, non udiamo dunque nulla? Non fiutiamo ancora il lezzo della divina putrefazione? Anche gli dèi si decompongono! Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! Come ci consoleremo noi, gli assassini di tutti gli assassini? Quanto di piú sacro e di piú possente il mondo possedeva fino ad oggi, si è dissanguato sotto i nostri coltelli; chi detergerà da noi questo sangue? Con quale acqua potremmo noi lavarci? Quali riti espiatòri, quali giochi sacri dovremo noi inventare? Non è troppo grande, per noi, la grandezza di questa azione? Non dobbiamo noi stessi diventare dèi, per apparire almeno degni di essa? Non ci fu mai un’azione piú grande: tutti coloro che verranno dopo di noi apparterranno, in virtú di questa azione, ad una storia piú alta di quanto mai siano state tutte le storie fino ad oggi!”. A questo punto il folle uomo tacque, e rivolse di nuovo lo sguardo sui suoi ascoltatori: anch’essi tacevano e lo guardavano stupiti. Finalmente gettò a terra la sua lanterna che andò in frantumi e si spense. “Vengo troppo presto – proseguí – non è ancora il mio tempo. Questo enorme avvenimento è ancora per strada e sta facendo il suo cammino: non è ancora arrivato fino alle orecchie degli uomini. Fulmine e tuono vogliono tempo, il lume delle costellazioni vuole tempo, le azioni vogliono tempo, anche dopo essere state compiute, perché siano vedute e ascoltate. Quest’azione è ancora sempre piú lontana da loro delle piú lontane costellazioni: eppure son loro che l’hanno compiuta!”. Si racconta ancora che l’uomo folle abbia fatto irruzione, quello stesso giorno, in diverse chiese e quivi abbia intonato il suo Requiem aeternam Deo. Cacciatone fuori e interrogato, si dice che si fosse limitato a rispondere invariabilmente in questo modo: “Che altro sono ancora queste chiese, se non le fosse e i sepolcri di Dio?”.
da : La Gaia Scienza(Par. 125 ) di Friedrich Nietzsche


Sito web: lnx.rmwebmedia.com/ignazio_fresu/2010/08/17/1350/

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