
Il giorno 5 Dicembre alle ore 16.30 sarà inaugurata, presso il Complesso
Monumentale dell’Annunziata Sala Ipogeo (Via Annunziata 36 in Napoli), la mostra
di pittura intitolata “Screams” a cura di Elena Santoni. Col patrocinio
dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, della Regione Campania e
dell’Ordine degli Architetti di Napoli e Provincia sarà in permanenza fino al 28
dicembre.
Testo critico della mostra
Ogni essere umano può riconoscere il dolore nella semplice iconografia del volto
urlante, giacché il dolore è un’oscura commistione di individuale e totale. E’
proprio l’aspetto collettivo del dolore che permette la sua descrivibilità, che
fa in modo che il dolore giunga alla parola e non rimanga l’esperienza muta che
è. Se il dolore è descrivibile è a maggior ragione visibile. Questo il tema
della mostra intitolata “SCREAMS”.
Ciascun quadro proposto attinge dal reale. Sono infatti rappresentate persone,
conosciute e non dall’artista, alle quali è stato chiesto di essere coinvolte
nel progetto, prestando il loro urlo alla fase di rappresentazione. Le opere
sono descrittive, prive di enfasi, esplicitamente figurative, spoglie di
decorazione intesa come campo di fascinazione e indeterminatezza che distolga
dal principale settore di attenzione su cui si ferma il soggetto. Non c’è spazio
per lo sfondo, abbiamo solo il volto col quale siamo obbligati a confrontarci.
Rimane solo la mimica facciale, ed il linguaggio del corpo è eliminato.
In un certo senso la sofferenza è naturale, così com’è naturale che l’uomo sia
esposto alla vita. Sotto questo aspetto il dolore è innocente, privo di colpa
quanto le sue vittime. Diventa perciò impossibile trovare la causa del dolore,
ma solo darne espressione, presentarlo senza la pretesa di capirlo, come è
rappresentato in queste opere. La figurazione è ben salda, in alcuni casi
sfocata, come se fosse vista attraverso un vetro che non permette di vedere
bene, di conoscere. L’immagine è allestita in modo teatrale, dove il patibolo è
la sofferenza inflitta e l’urlo l’espressione di dolore. I volti sono frontali,
quasi ieratici, hanno qualcosa di sacrale che viene barbaramente violato. La
sofferenza può diventare fonte di forza creativa. Sono immagini significato, che
si rivolgono ad uno spettatore – testimone con cui l’autore vuole instaurare una
relazione. La reazione immediata ed istintiva dell’urlo non si compie solo nel
disperato bisogno di esprimere il dolore e liberarsi dalla sofferenza, ma invoca
un ascolto, esige un testimone; l’urlo ha necessità di essere sentito.
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