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    La Provincia di Link correlato: CampobassoCampobasso è una provincia del Link correlato: MoliseMolise di circa 230 mila abitanti. Affacciata a nord-est sul Mar Adriatico, confina a nord con l'Abruzzo (Provincia di Chieti), a sud-est con la Link correlato: PugliaPuglia (Provincia di Foggia), a sud con la Link correlato: CampaniaCampania (Province di Link correlato: BeneventoBenevento e di Caserta), a ovest con la Provincia di Isernia.


    La città di Campobasso


    Origine del nome
    Sull’origine del nome
    Link correlato: CampobassoCampobasso ci sono molte ipotesi e poche certezze, tanti sono stati coloro che con i loro studi e ricerche hanno cercato di trovarne il significato. Lo Ziccardi, sulla base di alcune incerte (presunte) indicazioni storiche di Tito Livio, farebbe risalire il nome della città al fatto che un certo console romano Bassi abbia costruito un Link correlato: CampoCampo militare da cui Campus Bassi poi trasformatosi con il tempo in Campobasso. Il Galanti asserisce che in origine l’abitato fosse diviso in due borghi, uno chiamato Campus de Prata e l’altro Campus Bassus. Il primo insediamento, posto ad una quota più alta, sarebbe andato distrutto e gli abitanti si sarebbero trasferiti nell’altro che avrebbe così dato il nome alla futura cittadina. Secondo il Masciotta il nome della città deriverebbe da Campus Vassorum, cioè Link correlato: CampoCampo dei vassalli. Nel X e XI secolo i vassalli erano coloro che abitavano, essendone soggetti, gli spazi circostanti i castelli del feudatario. Il Gasdia ritiene più semplicemente che il nome Link correlato: CampobassoCampobasso sia in rapporto con la sua posizione topografica. Nella sua “Storia di Campobasso” egli afferma: “Chi primo s’affacciò alla conquista di questa regione, dopo l’affaticato salire e discendere e risalire del cammino montuoso, respirò discendendo verso questo minuscolo altipiano prativo. O fossero Bulgari guidati da Alzecone, o Longobardi spoletini o beneventani, o conquistatori della normanna nobiltà, o pacifici monaci di San Benedetto da Norcia che, armati della Regula, del salterio e dei sacri arnesi agricoli risalissero da Link correlato: Santa SofiaSanta Sofia di Link correlato: BeneventoBenevento a ridar vita a questa regione…dissero: ecco il Campo Basso, ecco la località bassa dove pianteremo il bivacco, la dimora , la badia”.

    Monumenti

    Castello Monforte
    Il castello Monforte fu costruito nel 1459 ad opera del conte Cola, sembra su una preesistente struttura di origine normanna o longobarda. Avvalorano questa tesi le mura di cinta, le Link correlato: TorriTorri di scolta, la mole e la forma stessa del castello. Le linee non lievi, tipiche delle dimore cinquecentesche, e lo stesso colore grigio scuro del calcare conferiscono al maniero l’aspetto di fortilizio più che di dimora signorile. Posto sulla cima del monte che sovrasta Link correlato: CampobassoCampobasso l’edificio si presenta infatti come un massiccio quadrilatero con ingresso principale, ora non più utilizzato, rivolto verso la città sottostante. Ci sono tracce del ponte levatoio e delle Link correlato: TorriTorri laterali poste a difesa. Le finestre, poche e quadrate, sono piccole tanto che si confondono con le feritoie. Svetta in alto una grande torre rettangolare che attualmente ospita la stazione meteorologica dell’aeronautica militare. Alla sommità delle mura vi è una lunga sequenza di merli guelfi. Al di sopra dell’attuale ingresso, prospiciente un ampio piazzale, vi è lo stemma dei Monforte composto da una croce contornata da quattro rose. L’interno del castello è molto scarno; salendo la spoglia gradinata si arriva sulla terrazza dalla quale si ammira un panorama ampio e suggestivo: si vedono i resti delle mura osco-sannite, la struttura a ventaglio del borgo antico, la città di Link correlato: CampobassoCampobasso e i tanti paesini intorno. Lo sguardo spazia dalle valli dei fiumi Biferno, Trigno e Fortore, ai monti dell’Abruzzo, con la splendida Majella, dalle verdi montagne dell’Alto Link correlato: MoliseMolise fino alle gialle colline della Puglia.

    La cattedrale
    Nel 1504, per volere del feudatario Andrea de Capoa, fu edificata al di fuori della cerchia muraria feudale la chiesa della SS. Trinità. In essa ebbe sede la confraternita della Trinità, soppressa nel 1809, divenuta celebre nel XVI secolo per le lotte con quella dei Crociati. Distrutta dal terremoto del 1805, fu ricostruita su progetto dell’architetto Berardino Musenga. Fu riaperta al culto nel 1829 diventando parrocchia e sede del Capitolo Collegiale. Nel 1860 fu chiusa al culto e utilizzata dalle truppe regolari quale caserma. Nel 1900 fu riaperta ai fedeli, diventando sede cattedrale nel 1927. Oggi è la chiesa più rappresentativa della città. La facciata ricalca lo stile neoclassico con pronao esastilo e frontone triangolare campeggiante nella parte superiore. L’interno è diviso in tre ampie navate: in quelle laterali si aprono due grandi cappelle mentre nella centrale è possibile ammirare, sovrastante l’altare maggiore, un elegante baldacchino sostenuto da capitelli corinzi. Nella navata di sinistra è situato il fonte battesimale di granito a forma di vasca quadrata risalente al 1745. Dietro l’altare sono situati il coro, realizzato in noce, e il magnifico organo. Le vetrate policrome rappresentano i santi difensori del dogma della Trinità: Sant'Agostino, Sant’Ilario, Sant’Anastasio e San Nicola.

    Convitto Mario Pagano
    Il Convitto Mario Pagano cominciò ad essere edificato nel 1879 sull’area dell’ex convento di San Francesco della Scarpa e venne completato nel 1900. L’edificio, di mole imponente, si sviluppa su tre piani nel corpo centrale e su due nelle sezioni laterali. La facciata presenta al piano terra un ampio portale centrale e una serie di finestre leggermente arcuate. All’interno vi sono ambienti spaziosi, lunghi corridoi e una magnifica aula magna arricchita da quadri dei pittori Romeo Musa e Marcello Scarano, riproducenti usi e costumi della Regione. Nell’oratorio è possibile apprezzare un dipinto rappresentante la Natività proveniente dalla Galleria Pitti di Firenze. L’edificio si affaccia su un giardino, impiantato alla fine dell’ottocento, che è un vero tesoro botanico grazie alla presenza di specie pregiate e rare. Tra gli alberi primeggia la sequoia gigante che ben si è adattata al clima della città raggiungendo un’altezza imponente. Altra vera rarità è il Ginkgo biloba originario della Cina Link correlato: NotoNoto per la forma a ventaglio delle sue foglie e per il colore: verde intenso in primavera e un acceso giallo oro in autunno. Il cedro del Libano crea infine un angolo caratteristico con i lunghi rami che si sporgono oltre l’inferriata.

    Municipio
    Nel 1874-76, sulle rovine di un antico convento dei Celestini del 1200 andato distrutto in seguito al tremendo terremoto del 1805, fu costruito l’edificio che è l’attuale la sede del municipio. Il palazzo presenta un ampio porticato che fa da atrio e un’ elegante facciata a tre piani, sormontata da un quadrante d’orologio . Nell’androne si erge un’imponente statua equestre di San Giorgio, patrono della città. Nell’ala destra del palazzo pubblico è presente una piccola cappella dedicata a Santa Maria della Libera, unica parte dell’originaria struttura monastica che miracolosamente non andò perduta con il rovinoso sisma.

    Banca d'Italia
    L’edificio della Banca d’Italia venne inaugurato nel 1925; la sua costruzione comportò l’abbattimento di molte case, compresa quella del Vecchio Dazio. L’elegante palazzo è a tre piani. La facciata laterale offre una visione architettonica più scenografica :infatti, essendo leggermente arcuata, sembra quasi voler accogliere l’austero monumento a Gabriele Pepe. All’interno sono conservati preziosi dipinti di artisti molisani tra cui Nicola Biondi, Arnaldo De Lisio e Francesco Paolo Diodati. I quadri rappresentano gli episodi più importanti della storia molisana: l’ingresso di Ferrante I° Gonzaga in Campobasso, la visita di Papa Alessandro III a Link correlato: TermoliTermoli e di Papa Celestino V ad Isernia, il riscatto di Campobasso dal dominio feudale, la morte di Amedeo VI di Savoia detto il Conte Verde, la pace fra Crociati e Trinitari,l’arrivo del re Vittorio Emanuele II a Venafro.

    Sant' Antonio Abate
    La chiesa di Sant’Antonio Abate fu edificata nel 1572, sopra i resti di una preesistente chiesa di modeste dimensioni. E’ il monumento più rappresentativo dell’arte barocca a Campobasso. L’interno è ad una navata con un magnifico altare maggiore realizzato in marmo nel 1748. Sulle pareti laterali vi sono quattro altari intagliati in legno e rivestiti di oro zecchino. Nella chiesa sono presenti pregevoli dipinti di Guarino da Solofra; sua è la tela di San Benedetto del 1643 e alcune altre, di piccolo formato, che si trovano sull’altare dedicato a Sant’Antonio Abate. Numerosi i dipinti sulle pareti del presbiterio di scuola napoletana del XVII e XVIII secolo. Sul lato sinistro è situato un notevole organo del 1696, impreziosito dalla fine decorazione ad intaglio e dal ricco rivestimento in foglia d'oro. Caratteristica è la statua lignea di San Francesco realizzata dallo scultore campobassano Paolo Saverio Di Zinno.

    San Bartolomeo
    La chiesa dedicata a San Bartolomeo sorge su una terrazza naturale che si affaccia sul borgo antico. Ubicata all’interno delle antiche mura perimetrali del castello, in prossimità della torre “Terzano”, fu costruita nello stesso periodo della chiesa di San Giorgio e affidata ai monaci Basiliani che successivamente la cedettero ai Cavalieri di Malta. La facciata è più ricca rispetto a quelle delle chiese vicine. Il portale, del XIII secolo, è formato da un arco che poggia su colonne cilindriche con capitelli e foglie bizantine. La lunetta sottostante l’arco del portale è divisa in due sezioni: nella prima è raffigurato un Cristo Redentore benedicente alla greca, nella seconda sono riprodotti i simboli dei quattro evangelisti e di altre otto figure che dovrebbero rappresentare i dottori della chiesa sulle cui teste campeggia una mano espressione dell’onnipotenza divina. Lateralmente al portale sono presenti due arcate cieche sorrette da lesene. L’interno, recentemente restaurato, è formato da tre navate con archi a tutto sesto. Alla destra dell’abside è conservata una targa capovolta che risale al I° secolo dell’impero romano probabilmente di origine funeraria. Il campanile, ricostruito nel 1874 dopo che il terremoto del 1805 lo aveva fatto crollare, conserva ampi finestroni di stile rinascimentale.

    San Giorgio
    La chiesa di San Giorgio, edificio di stile romanico in pietra viva, sorge ai piedi del castello Monforte. Alcune fonti storiche ne testimoniano l’esistenza fin dall’anno 1099, essendo stata costruita sui resti di un antico tempio dedicato ad Ercole. Alcuni atti di donazione di terreni comprovano che nel XII secolo fu il centro della vita religiosa e civile dell’antico borgo. Lo sviluppo urbanistico del borgo verso la piana sottostante determina la perdita del primato della chiesa di San Giorgio a favore di quella di San Leonardo; nel 1338, infatti, il fonte battesimale e l’archivio parrocchiale vengono trasferiti in quest’ultima chiesa. Nel 1326, grazie alla donazione del nobile Nicola de Ferraguto, venne edificata una cappella Bizantina, con cupola cieca, della quale si conservano ancora le tracce negli affreschi rappresentanti scene dell’antico testamento mentre nella volta a crociera si possono scorgere le icone degli evangelisti e di alcuni dottori della chiesa. Originariamente ad una sola navata, nel 1428 vi furono aggiunte due navate laterali con cappelle gentilizie. Durante il 1700 successive trasformazioni portarono alla decorazione degli interni con stucchi dorati. La semplicità e la nudità della facciata è ciò che colpisce maggiormente il visitatore. Sopra il portale una lunetta, formata da un grosso blocco calcareo e divisa in due zone semicircolari, reca un agnello crocifero decorato con foglie. Sui muri perimetrali spiccano vari conci recuperati e inseriti in archetti rappresentanti un pellicano sul fianco destro e una testa d’asino a sinistra. Un terzo concio riproduce una personificazione del sole. San Giorgio è venerato come patrono della città di Campobasso. La tradizione narra come, in occasione di una battaglia svoltasi nel 1200 nei pressi del capoluogo, San Giorgio operò un miracolo salvando la città. Nella cattedrale di Campobasso è conservata una lapide che così descrive il prodigioso evento: "Nella guerra civile del MCC San Giorgio martire con forte esercito appare, le quattro campane della sua chiesa non tocche suonano da per se stesse a tremendo stormo, un cupo fragore di armi si ode, il nemico fugge, i campobassani son salvi".

    San Leonardo
    La chiesa di San Leonardo, oggi sede dell’omonima parrocchia, è stata dal 1300 al 1500 il centro della vita religiosa e civile per gli abitanti del borgo. Il terremoto del 1456 fece crollare parte dell’edificio che in seguito venne ricostruito ed ampliato La chiesa si segnala per la sua aggraziata facciata: presenta infatti un interessante composizione che fonde lo stile romanico con il gotico del XIV secolo. Il portale ha scarsa strombatura; una lieve gradazione di piano fa acquistare rilievo alle decorazioni nei capitelli. Gli archi a spirale della modanatura centrale salgono fino a racchiudere il bassorilievo dell’agnello crocifero, posto nella lunetta centrale. Di particolare interesse è la monofora laterale romanica, decorata con motivi vegetali, che riporta alla tradizione delle scuole pugliesi. Oggi, dopo un’ulteriore restauro, la chiesa di San Leonardo ha acquisito una nuova ed accogliente luminosità.

    Santa Maria della Croce
    La chiesa di Santa Maria della Croce, situata nella omonima e angusta via, venne fondata in epoca normanna da fedeli che si congregarono nella confraternita dei Crociati riconosciuta con vari diplomi pontifici del 1073,del 1130 e del 1143. Distrutta dal terremoto del 1805, fu ricostruita interamente nel 1930-36. Unica in Campobasso presenta la cupola al centro dell’edificio. L’interno è diviso in tre navate. Vi si possono ammirare due pregevoli statue in legno raffiguranti san Nicola da Link correlato: TolentinoTolentino e la Madonna della Consolazione. Artisticamente pregevole è anche la statua dell’Addolorata portata in processione il Venerdì Santo.

    Santa Maria Maggiore
    La chiesa di Santa Maria Maggiore, prospiciente il castello Monforte, è l’antica Santa Maria del Monte. La prima notizia sicura della sua esistenza risale al 1354. Era sorta infatti come semplice cappella gentilizia dedicata alla Vergine e, nel tempo, adibita anche a luogo di sepoltura delle famiglie feudatarie. Nel 1905 la chiesa venne affidata ai Padri Cappuccini che ancora oggi la custodiscono. L’intero edificio di culto è stato restaurato; la facciata ha un paramento murario in pietre di Vinchiaturo con bugne scabre collocate irregolarmente. All’interno ha un pregevole altare in marmi policromi. Particolarmente interessante è la statua della SS.Vergine del 1334, devotamente venerata. Notevoli per la loro sensibilità stilistica sono gli affreschi di Amedeo Trivisonno e di Leo Paglione. Sulla destra dell’ingresso è una cappellina dedicata a S. Padre Pio da Pietrelcina, nella quale sono custoditi gli oggetti appartenuti al santo durante la sua permanenza nel convento attiguo alla chiesa negli anni 1905 e 1909.

    Teatro Savoia
    Sull’area dove precedentemente era stato eretto il Teatro Margherita venne costruito, negli anni venti , Il corpo edilizio che comprende l’attuale Teatro Savoia, chiamato in un primo tempo “Teatro Sociale”. L’inaugurazione avvenne nel 1926 con la rappresentazione dell’opera lirica “Tosca” di Giacomo Puccini. Sulla platea, a forma di ferro di cavallo, si affacciano quattro ordini di palchi, raggiungibili mediante due scalinate che si diramano dal foyer. Il palcoscenico, separato dalla platea dal golfo mistico, ha una capienza per quaranta orchestrali. All’interno del teatro si possono ammirare gli affreschi realizzati da Arnaldo De Lisio che rappresentano scene di vita quotidiana e luoghi caratteristici di Campobasso e del Molise. Di notevole suggestione è l’affresco “il Trionfo dei Sanniti” che copre l’intera volta della platea. Interessanti sono anche le opere in ferro battuto realizzate dall’artista campobassano Giuseppe Tucci. Recentemente, con un’esemplare opera di restauro, il teatro è stato restituito alla città tornando ad essere uno dei centri di aggregazione culturale più amati.

    Villa de Capoa
    La settecentesca villa comunale “De Capoa”, recentemente recuperata con un accurato progetto, è uno dei luoghi più suggestivi della città. L’ingresso principale, con il pregiato cancello in ferro battuto, si affaccia su piazza Savoia. Il parco è di stile classico con viali grandi e piccoli, bordati da curate siepi di sempreverdi, che si intersecano. La presenza di statue, di sedili marmorei, dell’elegante balaustra conferiscono all’ambiente armonia e bellezza creando angoli incantevoli per il riposo e la meditazione nel cuore stesso della città. Le specie vegetali presenti sono varie e degne di attenzione: alte sequoie, possenti cedri del Libano, eleganti cipressi, abeti rossi, profumati tigli continuano ad avere una funzione non solo ornamentale: sono la testimonianza della cultura, del gusto e dell’arte di coloro che tanti anni fa hanno realizzato questo gioiello.

    Eventi a Campobasso
    Incantevoli e coinvolgenti sono le manifestazioni che si svolgono durante l’anno in città. La processione del Venerdì Santo è tra gli appuntamenti più importanti della tradizione campobassana. Vi partecipa un maestoso coro di circa ottocento cantori che, intonando il “Teco vorrei”, fa rivivere all’immensa folla di fedeli, raccolta lungo le vie principali della città, gli avvenimenti della Passione di Gesù. Il 31 maggio, in occasione della festività della Madonna dei Monti, si realizza, lungo le strette vie del borgo antico, una suggestiva infiorata con la quale si illustrano scene sacre e simboliche. La manifestazione più coinvolgente, che richiama una moltitudine di persone da ogni parte d’Italia in occasione della festività di Corpus Domini, è la sagra di Misteri. La Sagra, che è la più importante manifestazione della cultura popolare e religiosa molisana, consiste in una sfilata di tredici “Misteri” o “macchine” o “ingegni” ideati dall’artista Paolo Saverio di Zinno nel 1748. Le strutture, poggianti su basi di legno, sono state realizzate in una lega d’acciaio molto flessibile.
    Esse sono portate a spalla da gruppi di portatori che avanzano al ritmo scandito dal capo mistero e cadenzato dalla banda musicale. I “Misteri” rappresentano “quadri del Vecchio e Nuovo Testamento”. A Campobasso i “Misteri” sono viventi: bambini, anziani e adulti, si trasformano in santi, angeli e demoni; ancorati alle strutture in acciaio e legno appositamente rivestite, offrono una visione surreale e generano l’impressione che i personaggi aleggino veramente nell’aria. Ogni anno si svolge anche un corteo in costumi d’epoca per rievocare un importante evento storico del cinquecento: la pace fra Crociati e Trinitari. La sfilata, che si snoda per le strade del centro cittadino, fa rivivere l’atmosfera affascinante del tempo passato.


    Eventi, sagre, manifestazioni a Campobasso

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