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Grosseto (77.000 abitanti, fonte: anagrafe di fatto marzo 2006) è una città
della Toscana, Capoluogo dell'omonima Provincia. È il capoluogo situato più a
sud tra quelli della Toscana.
Grosseto attraversa attualmente (2006)
una buona fase di crescita, dopo essere stata per anni il fanalino di coda della
Regione, la città sembra espandersi ma senza una linea di crescita precisa.
Tuttavia, il dato sul numero degli abitanti non deve trarre in inganno, infatti
la superficie del comune è estremamente ampia e questo fa sì che molte frazioni
e piccoli paesi ricadano sotto l'amministrazione cittadina. Un dato molto più
attendibile per la città è sui 60.450 abitanti, mentre altri 17.000 circa si
trovano in paesi limitrofi essendo Marina di
Grosseto (2.930) e Roselle (2.921)
le frazioni più popolose.
La città, è posta circa 12 km dal mare (Marina di Grosseto), al centro di una
pianura alluvionale denominata Maremma Toscana, risultato delle bonifiche
apportate dai Lorena (XVIII - XIX secolo) e dal Governo fascista (anni Venti e
Trenta).
A poca distanza dalla città si trova la località di Roselle, famosa per gli
scavi che hanno riportato alla luce resti della civiltà etrusca. Incomplete da
tempo rimangono, invece, le terme con acqua sulfurea che scendono da
Saturnia e
dal Monte Amiata.
Storia
"Città forte. Non grande, ben murata e difesa da sei bastioni e da una rocca,
con due sole porte, una che guarda la terraferma, l'altra, dalla quale si esce
verso il mare"
Così il Repetti apre nel suo Dizionario Cartografico della
Toscana
l'illustrazione della città. Non pochi sono i cenni storici e le numerose
vicende che hanno contraddistinto ed accompagnato la crescita di
Grosseto da
villaggio a città.
Le origini di
Grosseto risalgono all'alto Medio Evo. Gli sporadici ritrovamenti
più antichi effettuati in alcuni punti della città non sono sufficienti a
provare un'origine etrusca o romana.
Sin dall'agosto 803 la chiesa di San Giorgio e molti suoi beni vennero dati in
anfiteuse ad Ildebrando degli Aldobrandeschi, i cui successori furono conti
della Maremma grossetana sino alla fine del XII secolo. Iniziò così il "dominio"
degli Aldobrandeschi, con cui la città raggiunse la sua maggior potenza.
Un dominio vero e proprio che permise ai grossetani nel 1137, tanta era
l'indipendenza del loro governo dai vicari imperiali, di non arrendersi e venire
assediati dalle truppe tedesche calate in Maremma con il duca Arrigo di Baviera.
Data assai importante è quella del 1138 che segnò il trasferimento a
Grosseto
della sede vescovile di Roselle.
Mentre si profilavano le prime idee di Comune, la città prestò nel 1151
giuramento a Siena, con la quale nei primi del XII secolo stipulò accordi per la
dogana del sale.
Nel 1222 gli Aldobrandeschi concessero ai cittadini la facoltà di nominare un
podestà, tre consiglieri e i consoli. Nel giubilo generale l'atto di obbedienza
fatto ai senesi venne ripudiato. L'invio di 3000 uomini da
Siena e certe "buone
maniere" ristabilirono nel settembre del 1244 fedeltà e obbedienza.
Siena sostituì così gli Aldobrandeschi fermi restando i privilegi imperiali.
Ospite di
Grosseto fu nel 1224 l'imperatore Federico II la cui fama di mecenate
e di uomo di cultura fece "approdare" in questa terra nobili e poeti di ogni
parte d'Italia.
Mentre guelfi e ghibellini si facevano guerriglia, e sebbene preso dalle lettere
e dalla poesia Federico lI riuscì a smascherare la congiura di Capaccio ordita
da Pandolfo di Pasanella.
Dopo la serena parentesi Umberto e Aldobrandino Aldobrandeschi, morto il padre
Guglielmo, cercarono di riconquistare ai senesi i domini perduti; gli eserciti
senesi però nel 1259 costrinsero alla resa la città e nominarono podestà un loro
concittadino. Di nuovo libera dopo appena un anno, Grosseto combatté a fianco di
Firenze nella battaglia di Monteaperti; rioccupata, devastata, scomunicata da
Clemente IV, recuperata la libertà, dichiarata la repubblica con a capo Maria
Scozia Tolomei, assediata da Ludovico il Bavaro e dall'antipapa Nicola V nel
1336, subì la definitiva sottomissione a Siena.
Tentativi di rivolta pestilenze tra cui quelle del 1430 e del 1527 (a cui seguì
l'anno successivo una incursione del corsaro Barbarossa) caratterizzarono il
periodo precedente al 1552 in cui i grossetani cacciarono gli spagnoli che
presiedevano la città.
La Pace di Cateau-Cambrésis e la caduta di
Siena sotto
Firenze fece sì che i
Medici trasformassero Grosseto in fortezza. Fu iniziata la costruzione delle
mura, venne creato l'Ufficio dei Fossi, mentre prosciugamenti e reti stradali
cominciarono a prendere vita. I Medici però trascurarono Grosseto e le sue terre
e solo con l'avvento dei Lorena grazie a Pietro Leopoldo, la provincia di
Grosseto fu separata da
Siena ed ebbe podesteria e nuovi ordinamenti politici ed
economici.
Dopo il Congresso di Vienna, Ferdinando III riprese la intelligente politica di
risanamento della Maremma giovandosi del prezioso ministro Fossombroni. Leopoldo
II continuò poi l'opera di bonifica ed i grossetani il 1 maggio 1846, gli
inaugurarono sulla piazza un monumento a riconoscenza della sua sensibilità e
del suo amore verso questa terra. La politica divise in seguito i grossetani daI
granduca, Grosseto partecipò attivamente al Risorgimento e, partito da
Firenze
Leopoldo II, iniziò ad essere una delle tante piccole città italiane alla
ricerca di una identità.
Il Monte Argentario
Il Monte Argentario è un promontorio che si protende nel Mar Tirreno in corrispondenza delle due isole più meridionali dell'Arcipelago Toscano; l'Isola del Giglio e l'Isola di Giannutri.
Anche l'Argentario nasce come isola, ma nel corso dei secoli l'azione congiunta delle correnti marine e del fiume Albegna ha creato due tomboli, il Tombolo di Giannella ed il Tombolo della Feniglia, che hanno unito l'isola alla terra ferma, formando nel contempo la Laguna di
Orbetello .
Il Monte Argentario raggiunge il punto più alto in corrispondenza di Punta Telegrafo (635 m.) ed è caratterizzato da un territorio completamente montuoso, addolcito unicamente dall'opera dell'uomo che ha creato nel tempo delle terrazze dove si coltiva prevalentemente la vigna.
La costa, molto frastagliata, offre cale e calette, prevalentemenete sassose, di notevole bellezza dal punto di vista naturalistico.
In questo contesto si inseriscono i due paesi, entrambi a vocazione marinara, che formano il comune di Monte Argentario; rivolto a settentrione si trova Porto Santo Stefano, dove è posto il municipio, mentre Porto Ercole, più piccolo, è rivolto a meridione.
Il clima è di tipo mediterraneo, quindi abbastanza mite durante tutto il corso dell'anno, con un notevole aumento dell'umidità nel periodo esitivo. Le precipitazioni, piuttosto scarse e raramente di lunga durata, si concentrano nei mesi autunnali e nel breve periodo di transizione tra inverno e primavera. L'eliofania, vale a dire il soleggiamento, raggiunge uno dei valori massimi assoluti annuali dell'intero territorio nazionale italiano.
Luoghi di interesse
Il monte è molto bello dal punto di vista naturalistico; la strada panoramica, che corre tutto intorno al promontorio (per un lungo tratto si tratta di una strada bianca anche abbastanza scoscesa) permette di godere di panorami di notevole bellezza (nel periodo invernale, quando il mare è spazzato dalla tramontana, si arriva a vedere la Corsica).
Il Porto di
Porto Santo Stefano , offre ai pedoni una lunga passeggiata lungomare, fino alla sua parte finale dove c'è la sua zona più caratteristica.
Il Porto di Porto Ercole è più piccolo ma forse conserva meglio l'antica struttura di un porto per pescatori.
A Porto Santo Stefano, presso il Centro Didattico di Biologica Marina, è presente l'Acquario Mediterraneo che offre uno spaccato ragionato dell'ecostistema
Marino presente in zona.
Monumenti di Grosseto
Esaurita da tempo la loro funzione difensiva, le Mura Medicee fanno ormai parte
di una visita d' obbligo per quanti giungano nella nostra città assolvendo
inoltre al loro quotidiano ruolo di "verde passeggiata". Già nel XII, XIII e XIV
secolo, esistevano antiche cerchia murarie, più volte distrutte e ricostruite,
che furono poi sostituite dalle Mura esagonali che ancor oggi circondano il
vecchio centro cittadino.Fu Francesco I nel 1574 a dare inizio ai lavori di
costruzione di questa cinta, su disegno di Baldassarre Lanci; lavori che furono
poi terminati 19 anni dopo, sotto Ferdinando I. Per la necessaria mano d'opera,
fu fatto ricorso con apposito decreto all'impiego di condannati, prelevati da
tutte le prigioni della Toscana.
Le mura Medicee Quale sommaria
descrizione architettonica, possiamo osservare come ogni angolo di questo
esagono avanzi con un pentagono a freccia (bastione) così come la vecchia
cittadella sia protetta da una seconda fascia bastionata rivolta verso l'
interno. Al vertice dei bastioni i resti dei "casini" delle guardie fanno ancora
mostra di sé e, gallerie, magazzini e ridotti vari, mantengono la loro originale
struttura, facendo della Fortezza, con le sue scalinate, con i suoi impiantiti a
lisca di pesce, un angolo di antico mondo, di particolare suggestione. Sino al
1757 tutta la parte esterna era circondata da un fossato e da un argine di terra
battuta e, escluse le piccole porticine (postierle) facilmente difendibili, vi
erano due porte principali una a Nord, Porta Nuova, e una a Sud, un tempo Porta
Reale ed ora Porta Vecchia. L'aspetto comunque attuale, riferito
all'utilizzazione a giardini pubblici, fu opera di Leopoldo II che nel 1855
ordinò la demolizione delle torricelle e dei "casini" dando così alla struttura
un aspetto meno bellico e più gentile. Anche il "casino" detto "delle palle",
che era stato tramandato sino al XX secolo e all'interno del quale si trovavano
degli affreschi, venne distrutto nel corso di un bombardamento.
Tradizioni popolari di Grosseto
La merca
Anche per un giusto amore verso il passato, oggi si ricercano usanze, leggende,
tradizioni, quell'antica cultura, che, spesso assente dai libri ufficiali è però
molto importante per riscoprire il carattere di una comunità. La "merca" ad
esempio, era nel passato una vera e propria cerimonia. Durante il mese di
maggio, censiti dai "bestiai", i vitelli dell'annata venivano immessi in un
labirinto di mandrioli per dare poi inizio, di fronte alle autorità della città,
alla merca, con la quale puledri e vitelli entravano ufficialmente nella
mandria. Mentre un lungo ferro con in cima il marchio del padrone veniva
arroventato, uno dei bestiai conduceva l'animale in un recinto circolare, al
centro del quale stava un grosso tronco biforcuto. La bestia veniva catturata
con un laccio e mentre due "bestiai" la rovesciavano a terra e la legavano, un
altro, preso il ferro arroventato, la marcava a fuoco.
Il Maggio
Comunemente a tutte le zone della provincia, anche nel Grossetano l'arrivo di
maggio è sempre stato accolto con il "canto di questua" che ritrova le sue
radici in antichi riti di fertilità di tipica tradizione contadina. Verso la
fine dell'800 il canto del "Maggio" si arricchì poi di contenuti politici e
sociali. Un gruppo di "Maggiolatori" o "Maggiolaioli" composto di un piccolo
coro e da alcuni suonatori di fisarmonica e di altri strumenti, se ne andava, un
tempo, di podere in podere, così come ancor oggi si ripete, nella notte fra il
30 aprile ed il 1 maggio. Con un abbigliamento tutto particolare, all' insegna
dei colori e dei fiori, chiesto il permesso al "capoccia" il gruppo dava via
alla sua cantata in ottava rima, dopodiché i mazzolini di fiori dei maggiolatori
offerti alle ragazze venivano contraccambiati con uova, formaggio, vino o altri
generi. " I geli son passati torna la primavera, si sente cinguettar la
capinera. Con anima sincera con fede e con speranza noi si rinnova questa
vecchia usanza", questi alcuni dei versi di una "maggiolata" in uso nelle zone
di Roselle.
Credenze
La credenza popolare è sempre stata d'aiuto alla medicina ufficiale, o quanto
meno ha avuto una sua funzione psicologica per far sì che malato e familiari si
sentissero più protetti. Quando la malaria e la terzana con le loro insistenti
febbri non permettevano la guarigione del malato, questo doveva scendere un
burrone assai distante dall'abitato, in un luogo dove uomini e animali non
passassero. Doveva poi raccogliere un filo d'erba e legandolo ad uno sterpo,
facendo il nodo, doveva così recitare ad alta voce: "Qui ti lego e ti ci lascio,
ti piglierò quando ripasso". Così facendo la malattia veniva "seminata" in quel
luogo in cui non si sarebbe più recato e se malaguratamente, qualcuno, uomo od
animale, vi fosse passato, il male lo avrebbe colpito. Sarà vero,non sarà vero?.
Non rimane che provare, inoltre senza andare troppo indietro negli anni quando i
bambini avevano la tosse canina, venivano portati lungo la sponda dell' Ombrone
e fatti camminare controcorrente, in senso cioè inverso del fiume; sembra che il
risultato fosse ottimo e che dopo qualche "seduta" la guarigione fosse
assicurata. L' esperienza poi dei "bestiai" e dei "butteri" ha fatto sì che
sempre nel Grossetano, storte e slogature, riprendendo antiche forme curative,
siano ancor oggi da molti curate con la chiara dell'uovo sbattuto. Una volta
ottenuta una consistente schiuma, se ne cosparge la parte dolorante e si fascia
ben stretta. I nostri antenati, dopo un tale servizio, erano all'indomani già
pronti e saltellanti per tornare alle loro fatiche, e considerati anche i
risultati di oggi, questa "chiarata" è in certi casi una vera e propria panacea.
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Il centro di Grosseto
L'Argentario
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