Turismo Forli Cesena

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Stemma della provincia di Forli Cesena

Confina a nord con la Provincia di Ravenna, a est con il Mar Adriatico e con la Provincia di Rimini, a sud con le Marche (Provincia di Pesaro e Urbino), a sud e a ovest con la Toscana (Provincia di Arezzo e Provincia di Firenze). Il nome attuale è stato assunto nel 1992, quando fu distaccata l'area che ha costituito la Provincia di Rimini. Precedentemente era denominata semplicemente "Provincia di Forlì" con sigla automobilista FO. Nel '92, dunque, assunse la denominazione di "Provincia di Forlì-Cesena" mutando la sigla automobilistica in FC.

La città di Forlì

Forlì (Furlè in romagnolo ) è un comune di 114.107 abitanti della provincia di Forlì Cesena , di cui è il capoluogo, come già lo era stato, per quasi tutto il XX secolo, della provincia di Forlì , nome sotto il quale era compreso anche il territorio ora facente parte della provincia di Rimini .
Forlì è una città dell' Emilia Romagna ed in particolare si trova in Romagna, di cui è, come dice Dante nel De Vulgari eloquentia, "meditullium", cioè l'area centrale. Questo primato è anche linguistico anche se in questo caso il forlivese deve spartire questa centralità con il faentino costituendo assieme a quest'ultimo il dialetto romagnolo tipico (anche se fra i due esistono comunque differenze), visto che il romagnolo tende a perdere questa o quella peculiarità a mano a mano che si avanza verso la periferia della Romagna e che la lingua subisce, per ciò, gli influssi delle zone circostanti.

Luoghi d'interesse

Piazza Aurelio Saffi
Ai tempi del forum romano, la Piazza Aurelio Saffi era solo un largo spazio ai confini della centuriazione, lungo la via Emilia verso Rimini. Diventa, come è tutt'oggi, luogo centrale della città nel Medioevo, col nome di Campo dell'Abate (il riferimento è all'Abbazia di San Mercuriale, di cui sotto) e poi di Piazza Maggiore. Dopo l'unificazione d'Italia, viene dedicata a Vittorio Emanuele II. Al termine della seconda guerra mondiale, durante la permanenza delle truppe anglo-americane a Forlì (successiva alla liberazione della città dai nazi-fascisti), la piazza è ribattezzata St. Andrew's Square ("piazza di S. Andrea"). Con l'avvento della repubblica, viene intitolata al mazziniano forlivese Aurelio Saffi, celebrato da un apposito monumento, posto al centro della piazza, in sostituzione della precedente colonna della Madonna del Fuoco (spostata in Piazza del Duomo). Il risultato è una piazza che Antonio Paolucci ha definito "uno scenario metafisico alla Giorgio De Chirico". Sul lato a ovest sorge la Residenza comunale, un tempo palazzo degli Ordelaffi, già signori della città; l'edificio è stato notevolmente rimaneggiato nei secoli, la facciata odierna risale ai primi anni dell'Ottocento. Sono notevoli gli affreschi interni.

L'Abbazia di San Mercuriale
Sul lato opposto, a nord-est, sorge l'Abbazia di San Mercuriale, il simbolo stesso della città: chiesa di architettura romanica, in mattoni, costruita sul primo luogo di culto cristiano a Forlì; il campanile è famoso per essere uno dei più alti d'Italia, in stile romanico: la stessa foto qui a fianco dà già un'idea dell'altezza di questo campanile, che, nel XIII secolo, era descritto come una delle meraviglie del Regno d'Italia. Il chiostro fu aperto al passaggio pubblico durante il Ventennio, quando architetti e urbanisti del regime fascista ridisegnarono ampie parti della città e della piazza stessa. L'intervento urbanistico degli anni del regime fascista fu piuttosto significativo, in città: per quanto riguarda Piazza Saffi, si può notare nelle costruzioni, verso nord, del Palazzo delle Poste e del Palazzo degli Uffici Statali, all'angolo, quest'ultimo, tra Via delle Torri e Corso Mazzini. Sul versante sud, sorgono altre due pregevoli palazzine rinascimentali: il palazzo del Podestà e l'adiacente palazzo Albertini.

Piazza del Duomo e Piazza Ordelaffi
Piazza del Duomo/Piazza Ordelaffi: i due spiazzi contigui sono sovrastati dalla fabbrica del Duomo, già chiesa di S.Croce, la cattedrale cittadina. A nord di piazza Ordelaffi si trova l'imponente palazzo Paolucci-Piazza o Paulucci-Piazza, dal nome delle due antiche famiglie nobiliari già sue proprietarie, ora sede della Prefettura: si tratta di un palazzo del XVII secolo costruito in modo da ricordare il Palazzo del Laterano e il Palazzo farnese, a Roma. Al centro di piazza del Duomo si erge la colonna votiva della Madonna del Fuoco, protettrice della città; fu eretta originariamente in piazza Saffi, da dove fu spostata alla fine dell'Ottocento per lasciar posto al monumento commemorativo del patriota forlivese Aurelio Saffi.

Corso della Repubblica
Il Corso della Repubblica, forse la principale strada cittadina, costituisce il ramo della via Emilia verso est interno al centro storico. E' la spina dorsale del rione chiamato tradizionalmente "Borgo Cotogni" per un antico insediamento dei Goti (da "Gotogni") che ivi si erano stanziati nel V secolo. Appare come un lungo rettilineo di aspetto moderno, al termine del quale si scorge l'obelisco del monumento ai caduti di piazzale della Vittoria.
Vi sorge la barocca chiesa di Santa Lucia, protettrice della vista e festeggiata il 13 dicembre.
Vi si affacciano anche la biblioteca e la sede dei principali musei comunali, compresa la pinacoteca nell'imponente palazzo Merenda, già sede dell'antico ospedale cittadino.
Forse l'unico complesso realizzato a Forlì da un maestro internazionale dell'architettura è L'Hotel della Città e de la Ville con il Centro Studi Fondazione Livio e Maria Garzanti. E' opera dell'architetto milanese Giò Ponti su incarico di Aldo Garzanti. Progettato nel 1953 e terminato nel 1957 è, con i suoi spioventi invertiti, le finestre esagonali, gli spazi aperti ed il respiro fra i corpi, un'icona degli anni '50.

Corso Giuseppe Mazzini
Questo corso, via di porticati e negozi, congiunge piazza Saffi con la via Ravegnana (per Ravenna), verso nord, dove un tempo sorgeva la Porta di San Pietro. L'antica chiesa, ora scomparsa, di San Pietro in Scottis, rifugio per pellegrini scozzesi, dà nome al rione "San Pietro".
Appena imboccato il Corso, provenendo da Piazza Saffi, si trova, in una via a sinistra, la Torre Numai, ricordo di un'antica famiglia nobiliare. Importante è la chiesa del Carmine, che ospita il convento dei carmelitani: l'ingresso presenta un pregevole fregio in marmo d'Istria, in origine abbellimento dell'entrata del Duomo.

Corso Giuseppe Garibaldi
Si tratta del corso più lungo, che da piazza Saffi arriva a Porta Schiavonia e costituisce la parte di via Emilia verso ovest, cioè verso Faenza e Bologna, attraversando la zona più antica della città, dove notevoli palazzi signorili si sono conservati fino a oggi. È la strada più antica della città, attorno alla quale Forlì ha cominciato a svilupparsi. Il nome "Schiavonia", ampliato tutt'ora all'intero rione, deriva dal ricordo degli schiavi forlivesi deportati in Spagna dal barbaro Alarico e liberati dal vescovo Mercuriale. Per magnificare l'epopea risorgimentale, su proposta dell'onorevole forlivese Tito Pasqui, il corso fu poi dedicato a Giuseppe Garibaldi.

Il Monte di Pietà (cinquecentesco)
Il palazzo Albicini
Il palazzo Gaddi, con notevoli affreschi di Felice Giani (sede di alcuni musei comunali: etnografico e del teatro)
Il palazzo Reggiani.
All'altezza di piazza Melozzo, in corrispondenza della chiesa, già cattedrale, della SS.Trinità - dove sono conservati, oltre all'antica cattedra di S. Mercuriale, i resti del pittore forlivese -, sono state trovate le testimonianze del centro romano: lì sorgeva l'incrocio fra cardum e decumanum maximum.
Al termine del corso si arriva a Porta Schiavonia, unico dei quattro ingressi rimasti in piedi: le altre barriere, insieme alle mura medievali, sono state demolite nel 1905 (o bombardate nel '44)per permettere lo sviluppo della rete stradale e la costruzione dei viali di circonvallazione del centro storico; l'aspetto attuale della porta risale al Settecento.


Corso Armando Diaz
Questo corso porta da piazza Saffi al piazzale di Porta Ravaldino (porta non più esistente), e al viale dell'Appennino che, verso sud, collega la città a Predappio e Castrocaro Terme, dirigendosi poi a Firenze. E' l'asse portante del rione "Ravaldino", nome di origine incerta, ma noto fin dal Medioevo. Esiste, nelle prime colline forlivesi, anche una località chiamata "Ravaldino in Monte".

Vicino al centro sorge il palazzo Orsi Mangelli, ora sede centrale del polo universitario decentrato dell'ateneo di Bologna Sempre all'inizio del Corso, si trova il teatro comunale intitolato al drammaturgo forlivese Diego Fabbri. Più avanti, si trova l'interessante chiesa di S. Antonio Abate in Ravaldino, degli inzi del XVIII secolo, che ospita, tra altri bei dipinti e statue lignee, una Visitazione di Marco Palmezzano; si segnala anche un organo di Alessio Verati.
Il tratto finale affianca la possente Rocca di Ravaldino, cittadella centrale nel sistema difensivo delle mura medievali già ai tempi degli Ordelaffi e centro di governo, in particolare sotto Caterina Sforza: la Rocca fu il principale teatro dello scontro con le truppe francesi e pontificie di Cesare Borgia.

Altre chiese di Forlì
San Tommaso Apostolo
San Domenico
San Tommaso Cantuariense
Santa Maria dei Servi, detta di San Pellegrino
Santa Maria della Neve
Sant'Anna
Chiesa del Carmine
Chiesa e Monastero del Corpus Domini
antica Chiesa di San Biagio (sconsacrata)
Chiesa di S. Antonio Abate in Ravaldino
Santa Maria Lauretana

La città di Cesena

Cesena è sede distaccata dell'Università degli studi di Bologna per le seguenti facoltà: Architettura, Ingegneria (seconda facoltà dell'Ateneo), Psicologia e per alcuni corsi di studio delle facoltà (con sede a Bologna) di Agraria (lauree triennali in Scienze e Tecnologie Alimentari, Viticoltura ed Enologia, Scienze dei Consumi Alimentari e della Ristorazione, lauree specialistiche in Scienze e Tecnologie Alimentari, Scienze Enologiche), Ingegneria (laurea triennale in Ingegneria Edile), Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali (laurea triennale e specialistica in Scienze dell'Informazione), Medicina (laurea triennale in Scienze Infermieristiche).


Monumenti
Fra i vari monumenti di Cesena, si ricordano la Rocca Malatestiana, il perimetro della cinta muraria che ancora oggi racchiude il centro storico della città, conservando gran parte dei torrioni e delle porte, l'adiacente Piazza del Popolo, con al centro la Fontana secentesca denominata "Fontana Masini", la Biblioteca Malatestiana (dal 19 maggio 2006 inserita nel Registro Unesco della Memoria del Mondo, primo bene italiano a farne parte), primo edificio al mondo nato e concepito per svolgere la funzione di biblioteca (1300 circa), una biblioteca che già il grande umanista Flavio Biondo riteneva una delle migliori d'Italia, e la Basilica benedettina del Monte, che ospita opere pittoriche di notevole valore storico-culturale. Di valore storico-artistico anche il Duomo cittadino, in stile Gotico romano, risalente al 1500, con cripta del 1200. Recentemente, durante dei lavori di scavo, sono stati scoperti nel centro storico dei reperti di epoca romana, fra i quali un mosaico pavimentale in tessere bianche e nere con decorazioni vegetali e libere che, "staccato" dalla sua originaria collocazione ed interamente ristrutturato dagli esperti restauratori della scuola di Ravenna, è attualmente esposto in una sala del palazzo comunale. Altri reperti di epoca romana e medievale, (fondamenta di edifici e strade adiacenti) che si ritengono di notevolissimo valore storico, sono stati rinvenuti nel 2005, durante gli scavi per la costruzione di un parcheggio, nelle immediate vicinanze del centro storico.

Gastronomia
Cesena è nota per la piadina, sorta di pane azzimo piuttosto piatto e di forma circolare. La si può trovare in tutto il territorio cittadino, venduta in particolari chioschi. Può essere servita semplice per accompagnare i pasti, ma è ottima se gustata insieme ad affettati ed insaccati di vario tipo oppure insieme al formaggio "squacquerone", con l'aggiunta di rucola.
Col medesimo impasto di acqua, farina, sale, strutto e bicarbonato usato per la piadina, vengono fatti anche i "crescioni", sorta di calzoni riempiti a piacere coi più vari ingredienti: tipici i crescioni alle erbe, al pomodoro-mozzarella, ai funghi, zucca e patate ecc.
Diffusa la cultura della pasta all'uovo fatta in casa, particolarmente sotto forma di pappardelle in brodo, cappelletti (in brodo o asciutti, in tal caso serviti al ragù, oppue con panna, formaggio e prosciutto cotto), tagliatelle, lasagne. Altri tipi di pasta tipici del cesenate, sono gli strozzapreti, serviti al ragù ed i passatelli in brodo.
Per quanto riguarda i secondi piatti, la parte del leone nella cucina cesenate la svolge il maiale (e' baghèn, in dialetto) del quale non si butta via nulla: grigliate miste, carne ai ferri, arrosti, sono tipici della zona, in particolare di quella collinare. Diffuso l'uso d'insaccati e degli affettati derivati dal maiale, specialmente prosciutto, salame, mortadella, coppa e culatello, accompagnati dalla piadina e da un buon bicchiere di vino rosso. In misura minore è amato dai cesenati anche il coniglio (e' cùnéij), cucinato arrosto, ai ferri o in porchetta, ed il pollame in generale, col pollo (e' pol) allo spiedo in primo luogo, oppure al forno o arrosto. Per quanto riguarda la cacciagione, vengono utilizzati nella cucina cesenate, specialmente in collina, cinghiali, lepri, quaglie.
Infine, nonostante il mare Adriatico disti appena 14 km dalla città, nel cesenate non si riscontra una particolare cultura gastronomica marinara, più in voga sulla costa e comunque legata più ad esigenze turistiche che culturali/ambientali.
Dolci: i dolci tipici del cesenate sono la ciambella, sia quella caratteristica col buco, sia quella lunga e piatta (di solito si gustano inzuppate nel vino), il castagnaccio, le frappe (tipiche del periodo di carnevale). Inoltre si produce, nel periodo della festa patronale di S. Giovanni (fine giugno) il tipico "fischietto di S. Giovanni": un fischietto rosso di zucchero caramellato a forma di oca.
Vini: nel cesenate si producono vari tipi di vino, in particolare "Sangiovese", "Trebbiano", "Cagnina", "Albana" e il "Pagadebit".

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