FrosinoneInformazioni turistiche per la città e per i comuni della provincia
Storia di Frosinone
La città di Frosinone
Frosinone: La Ciociaria
I comuni della provincia
La Provincia di Frosinone è una provincia del Lazio di circa 490 mila abitanti.
Confina a nord con l'Abruzzo (Provincia di L'Aquila), a est con il Molise (Provincia di Isernia), a sud-est con la Campania (Provincia di Caserta), a sud con la Provincia di Latina e a ovest con la Provincia di Roma.
Storia di Frosinone
Le prime tracce umane risalgono ai primordi dell'umanità. Infatti nel Museo Preistorico di Pofi è conservato il cranio di "Argil" (detto anche l'Uomo di Ceprano), Homo erectus di circa 800 mila anni fa. Attualmente (2004) è la testimonianza più antica della nostra specie in Europa.
In tempi storici, intorno al X-IX secolo a.C., si vide lo stanziamento di genti indoeuropee su un territorio probabilmente già occupato da popolazioni cosiddette Pelasgiche. Questi fatti vengono echeggiati in un gran numero di leggende latine e mediterranee, come nell'Eneide di Virgilio, in cui appare Camilla, la regina dei Volsci, testimonianza del matriarcato, contrapposto al patriarcato indoeuropeo, portato da Enea, di cui sono simbolo gli dèi Penati. Altra leggenda è quella della fuga di Saturno, cacciato dall'Olimpo da Giove, che approdò nel Lazio per insegnare agli uomini la tecnica e per riportare l'età dell'oro. È leggenda anche che Saturno abbia fondato sette città che hanno la "A" come iniziale del nome presentano grandi mura megalitiche, come per esempio Alatri.
Nel VII secolo a.C. la provincia di Frosinone entro nell'orbita di Roma, che ne fece il "Latium Adjectum", cioè il "Lazio aggiunto". Ma prima di domare i Volsci e gli Ernici dovettero passare quasi 300 anni e due guerre sociali e due guerre sannitiche, che portarono alle popolazioni del Lazio meridionale la cittadinanza romana. Da questo momento la provincia di Frosinone seguirà il corso dell'impero romano e di Roma.
Il distacco avverrà solo nel 1927, anno in cui viene creata la provincia di Frosinone.
Negli anni '60 del secolo scorso con i fondi della Cassa del Mezzogiorno inizia l'industrializzazione di una provincia allora prettamente agricola.
Attualmente la provincia di Frosinone è in una fase di deindustrializzazione.
La città di Frosinone
Monumenti e luoghi d'interesse
Cattedrale di Santa Maria Assunta
La chiesa è stata ampiamente rimaneggiata nel XVIII secolo rifacendosi a Sant'Andrea della Valle a Roma. Presenta un campanile romanico a tre ordini di finestre bifore.
Tra le opere d'arte conservate nel luogo sacro vi è una Madonna con Sant'Anna, San Giovannino e angeli del Sementi. La chiesa è Cattedrale dal 1986, anno di istituzione della diocesi.
Santuario della Madonna della Neve
Il Santuario della Madonna della Neve con la fontana in un'immagine d'epocaIl Santuario della Madonna della Neve, costruito come cappella rurale nel Seicento nel luogo di un evento miracoloso, ha in seguito ospitato una comunità di religiosi. Nella chiesa un affresco del XVI secolo rappresenta la Madonna della Neve con i santi Ormisda e Silverio. Vi è poi una pala di Filippo Balbi raffigurante la Madonna della Cintura.
Nella piazza della Madonna della Neve troviamo la fontana realizzata alla metà del Settecento per volere di Livio de Carolis (i De Carolis costruirono diversi palazzi a Roma, in via del Corso) allo sbocco dell'acquedotto da lui donato alla città; presenta un bacino quadrilobato sopra il quale è posta la tazza centrale, ai lati sono erette due colonne.
Chiesa di San Benedetto
Di antiche origini, è stata ricostruita tra il 1750 e il 1797 in forme tardobarocche, con un tiburio ottagonale e una facciata a due ordini sovrapposti; conserva al suo interno pregevoli tele datate tra il Seicento e l'Ottocento.
Chiesa di San Magno
In questa chiesa a pianta ottagonale, restaurata nel 1747, si può ammirare una pala affrescata raffigurante san Magno con sant'Ormisda.
Museo Archeologico
Il museo conserva reperti dell'antica Frusino dalla preistoria all'età imperiale romana.
Frosinone: La Ciociaria
La Ciociaria è una regione storica del Lazio; priva di unità fisica, non ha limiti ben definiti. Fino al XIX secolo designava buona parte della provincia dello Stato Pontificio di Campagna e Marittima (Terracina e paludi pontine escluse). Oggi nell'uso comune il termine designa l'intera provincia di Frosinone, comprendendo quindi anche la parte meridionale che ricadeva nel Regno delle Due Sicilie.
Una definizione geograficamente univoca di Ciociaria non è riscontrata in nessun riferimento storico o cartografico preciso. Già dalla diffusione del termine, le interpretazioni del toponimo sono state varie tanto da identificare con Ciociaria sia il territorio fra il Liri e i Castelli romani, sia l'intera provincia di Frosinone, o addirittura, nei luoghi comuni, buona parte del Lazio meridionale. Con un gioco etimologico a volte si fa coincidere con l'area appenninica e preappenninica della diffusione delle ciocie. Le divisioni politiche che oggi si riscontrano nella provincia di Frosinone e di Latina che mirano a cercare una identità alternativa a quelle adottate nel dopoguerra tradiscono una comprensione efficace del problema.
Etimologia del nome
Il nome Ciociaria deriva dall'espressione con cui a Roma si designavano gli abitanti della provincia di Campagna e Marittima nonché di buona parte della valle dell'Aniene: ciociari, da ciocie, le calzature un tempo usate da pastori e contadini in molti territori del Lazio, dell'Abruzzo e del Molise.
Dialetto
E' in uso la connotazione "dialetto ciociaro" in riferimento ad una variante dialettale del romanesco (gruppo dei dialetti italiani centrali) con aspetti di transizione verso i dialetti italiani meridionali; il cosiddetto ciociaresco si differenzia talora in alcune parlate municipali a nord della linea Sora-Priverno ( Sora - Circeo ).
Arte
La ciociara di Vicente March.A partire dai primi dipinti e raffiguazioni di vedute del Lazio pontificio a carattere prettamente arcadico e pastorale, a più riprese nelle riproduzioni del Lazio meridionale iniziano a delinearsi una serie di immagini topiche che ruotano attorno alla rappresentazione di figure femminili con vestito tradizionale dei rispettivi paesi: la ciociara. Queste opere, a cui fa torto molta bibliografia della storia dell'arte che dimentica i tanti dipinti di famosi autori come Filippo Balbi[5], Vicente March, Hayez[6], Depero[7], si configurano come un timido superamento della ripetitività e degli abusi di maniera dei paesaggisti e delle rappresentazioni idilliache. In varie tecniche e poetiche gli artisti hanno proposto con la centralita di una donna iconica un realismo italiano più volte già espresso nella storia dell'arte: il vestito femminile è rappresentato nella semplicità dei dettagli, attorno, o al centro, dell'armonia di un paesaggio (o di un volto) che tollera gli spazi selvaggi e ruderali accanto a quelli del lavoro e dei doveri economici; allegoria che, dimenticando i canoni romantici o del naturalismo, rivendica la semplicità e l'ingenuità dell'ordine e dell'etica senza l'idea.
Luoghi d'interesse
Seguendo l'etimologia del nome, la Ciociaria è la terra delle ciocie per antonomasia, calzature composte da un rettangolo di cuoio e da una pezza di panno (che si adattavano al piede e al polpaccio per mezzo di stringhe). Erano una sorta di stivali a punta rialzata (detta ciafrocca), abbastanza leggeri da garantire libertà di movimento, ma anche così resistenti da poter calpestare rovi e pietre, modellandosi di volta in volta sulle asperità del terreno.
La terra ciociara, fertile solo nei fondovalle, frazionata dalle montagne, è stata contesa in ogni epoca; Giosue Carducci, la definì come un "grande e solenne paese pagano e cattolico": il tratto distintivo di questa terra è proprio la capillare presenza di edifici di culto, monasteri e palazzi religiosi; un filo ininterrotto di spiritualità, arte, cultura unisce i templi rurali antichi e le acropoli arcaiche delle cosiddette Città di Saturno alle cattedrali di Anagni e Alatri, o ai conventi benedetttini in cui nacque il monachesimo occidentale. A Subiaco sorgono i due monasteri di Santa Scolastica e San Benedetto; in quest'ultimo, sotto due chiese sovrapposte affrescate mirabilmente da artisti di scuola senese e umbra, è racchiuso il Sacro Speco, la grotta in cui il santo trascorse tre anni in eremitaggio prima di tornare a condividere la sua fede col mondo. Ancora oggi è facile capire perché questo luogo affascinante, sospeso sull'alta valle dell'Aniene, sia stato scelto per la meditazione più estrema.
Alatri - Santa Maria MaggioreL'Abbazia di Monte Cassino, che Benedetto fondò nel 529 sulle rovine di un tempio di Apollo, da piccolo oratorio divenne in breve un faro di civiltà, che ci ha trasmesso molte tra le pagine più importanti della cultura universale, copiate dai monaci su codici di pergamena. Come è noto, Montecassino è stata ricostruita secondo le linee originarie dopo i bombardamenti del 1944; a rifletterne l'immagine più antica restano le oreficerie e i paramenti del Tesoro, i volumi della biblioteca, l'archivio in cui è conservato anche il famoso Placito capuano, il primo documento in lingua italiana volgare.
Tra le grandi abbazie ciociare c'è poi quella duecentesca di Casamari, in territorio di Veroli, edificata dai Cistercensi nel particolare stile che era prerogativa del loro ordine: un gotico quasi del tutto privo di ornamenti, in cui la semplicità della pietra spoglia si fa capolavoro. Un gioiello è anche la Certosa di Trisulti, che dista circa sette chilometri da Collepardo, sui monti Ernici; qui il panorama riempie gli occhi quanto la chiesa barocca e la farmacia settecentesca del convento, affrescata e completa di arredi.
Oltre che di monasteri, la mappa storica della regione è costellata di antichissime città arroccate, che conservano le vestigia di popoli preromani. Le Acropoli degli Ernici e dei Volsci sono cinte da mura poligonali: tale fortezze, definite ciclopiche per l'imponenza delle costruzioni, risultarono in molti casi inespugnabili persino ai Romani ai tempi delle guerre laziali. Mura che ad Arpino si fondono con le case di Civitavecchia, il suggestivo borgo che fu il primo nucleo della città; che si ammirano particolarmente ben conservate a Ferentino, dove sfiorano i resti del teatro romano. Tra tutte però quelle meglio conservate e più belle sono sicuramente quelle dell'Acropoli di Alatri, la cui origine si fa risalire a popolazioni prossime agli Ittiti ed alla cultura micenea.
Sempre ad Alatri è notevole la collegiata di Santa Maria Maggiore, una delle più belle creazioni del Romanico laziale.
Trisulti - La CertosaAccanto alla passeggiata archeologica si snoda quella medievale, che è quanto mai ricca e tocca gran parte dei comuni della Ciociaria: ci porta ad esempio a scoprire Borgo San Leucio, il rione più antico di Veroli, e il trecentesco Palazzo Cantelmi di Atina; la chiesa di Santa Maria della Libera ad Aquino e la rocca di Fumone (dove morì prigioniero Celestino V, il papa del dantesco "gran rifiuto"); le mura turrite di Boville Ernica e di Vico nel Lazio. Ci conduce soprattutto ad Anagni, che dopo essere stata la capitale degli Ernici divenne una delle residenze predilette dei pontefici romani. La città di Bonifacio VIII affascina per il suo centro storico di impronta duecentesca e aristocratica, e per la cattedrale di Santa Maria: splendida per l'eleganza del prospetto romanico, per le sculture della Cappella Caetani, per gli affreschi di matrice ancora bizantina.
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