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Stemma della provincia di Lecce Lecce
Informazioni turistiche per la città e per i comuni della provincia

La città di Lecce
Lecce: Luoghi d'interesse
I comuni della provincia


La Provincia di Lecce è una provincia della Puglia di circa 800 mila abitanti. Affacciata ad est sul Mar Adriatico ad a sud-ovest sul Mar Ionio, confina a nord-ovest con la Provincia di Brindisi e con la Provincia di Taranto.

La città di Lecce

Lecce è un comune di 93.812 abitanti (demo.istat.it 28/02/2007) dell'Italia meridionale, capoluogo dell'omonima provincia situata in Puglia, nella parte più pianeggiante del Salento. Maggiore centro culturale della penisola salentina e sede di un'antica università, è posta a 11 chilometri dalla costa adriatica e a 23 da quella ionica, nel cuore di un'area densamente urbanizzata. Da uno studio del 2006, commissionato dal Comune, è stato valutato che nell'intera area leccese gravitano non meno di 430.000 abitanti.
Centro particolarmente attivo nei settori dell'industria agricola (olio, vino) e della ceramica, è la città dove più elaborato è stato lo sviluppo dell'arte barocca in pietra leccese, un calcare malleabile e molto adatto alla lavorazione con lo scalpello. Si parla, infatti, di barocco leccese e per la bellezza dei suoi monumenti la città è definita la Firenze del sud o l'Atene delle Puglie.

Lecce: Luoghi d'interesse


Monumenti
La città di Lecce è nota per la ricchezza dei monumenti che la adornano, molti dei quali realizzati nel tipico stile barocco leccese. Si contano oltre 40 chiese e numerosi palazzi settecenteschi, parecchi dei quali tuttora adibiti ad abitazioni, altri a lussuosi resort. Il centro della città è racchiuso in mura di cinta risalenti al XVI sec. ma ormai in gran parte distrutte. La città presentava 4 porte di accesso Arco di Trionfo(Porta Napoli), Porta Rudiae, Porta San Biagio e Porta San Martino. Delle quattro porte purtroppo l'ultimo è crollata nell XIX sec.

Piazza Sant'Oronzo
Il salotto elegante di Lecce è Piazza Sant'Oronzo, in parte occupata dall'Anfiteatro romano del I-II secolo d.C, riportato alla luce all'inizio del Novecento. Nella piazza s'innalza la colonna con la statua di Sant'Oronzo, protettore della città. Di fronte alla statua si trova l'armonioso palazzetto del Sedile, antica sede del Municipio, dove il sindaco riceveva la cittadinanza. Accanto a questo edificio, che unisce più stili, dall'arco ogivale gotico alla loggetta rinascimentale, fino alla colonna inglobata, tipica leccese, sorge la chiesetta di San Marco, importante testimonianza dell'esistenza di una colonia di mercanti veneti giunti in città per praticare attività commerciali. All'interno della lunetta del portale del tempio spicca il leone alato, simbolo inequivocabile di Venezia. Un'altra testimonianza artistica che si affaccia sulla piazza davanti all'anfiteatro è la chiesa di Santa Maria delle Grazie. Al centro della piazza vi è un mosaico che rappresenta lo stemma della città: la lupa con un leccio sullo sfondo.

La Colonna di Sant'Oronzo
La colonna di Sant'Oronzo dominava un tempo l'antica piazza, che era disposta in modo diverso da come la vediamo oggi; dopo le importanti trasformazioni urbanistiche del primo novecento, la statua in cima alla colonna fu ruotata nella posizione attuale. Mentre prima si trovava nel centro, oggi la troviamo spostata sul lato della piazza. Venne innalzata tra il 1660 e il 1686 da Giuseppe Zimbalo che impiegò il fusto e il capitello di una delle due colonne terminali della via Appia, a Brindisi; colonna che gli abitanti di quella città donarono a Lecce per grazia ricevuta da s.Oronzo. Sul fusto alto pressapoco 29 metri si staglia la statua in legno, rivestita di rame, raffigurante S.Oronzo che benedice la città. La statua, che è del 1739, sostituisce quella bruciata due anni prima, perché colpita da un razzo, durante la festa patronale. Entrambe le statue furono realizzate a Venezia.

Anfiteatro Romano
Situato nella centralissima Piazza Sant'Oronzo, ne resta l'arena, le gradinate inferiori e parte delle mura esterne.
Costruito nel II secolo d.C., misurava circa 102m x 83m e riusciva a contenere oltre 25.000 spettatori; in epoche successive fu sotterrato e sovrastato da altri edifici. Nel 1901, però, durante gli scavi per la costruzione della sede locale della Banca d'Italia, fu portato alla luce grazie alla determinazione di Cosimo De Giorgi, il quale considerò la scoperta come: “uno stemma nobiliare trovato per caso frugando fra le carte di famiglia e del quale non conoscevamo l’esistenza”.
L’edificio, costruito in pietra leccese, era in gran parte rivestito da marmi non sempre bianchi ma anche artisticamente lavorati ed era arricchito di decorazioni, ora conservate presso il Museo di Lecce. All’interno, l’altezza dei gradoni sedili aumenta man mano che si sale verso gli ordini più alti per rendere ben visibile l’arena da qualsiasi punto della cavea. A seconda della loro importanza, le strutture esterne furono rivestite con materiali più o meno nobili: rivestimenti marmorei o intonaco. Purtroppo, non si sa con precisione né colui che fece edificare l’Anfiteatro, né l’epoca esatta a cui esso risale. Recenti studi riferiscono l’edificazione all'età augustea. Nel 1938, però, durante la sistemazione dell’Anfiteatro, venne alla luce un’iscrizione con la menzione di Traiano, oggi, però, scomparsa. Dell’ Anfiteatro, è stato possibile portare alla luce solo una porzione, a causa della sua estensione, che comprende Piazza Sant’Oronzo, la chiesa di Santa Maria delle Grazie ed alcuni edifici circostanti. Grazie ad un decreto del Re d’Italia, Vittorio Emanuele III, su proposta dell’onorevole Bernabei, l’Anfiteatro è stato dichiarato Monumento Nazionale.

Teatro Romano
In via dell'Arte della Cartapesta si incontra il Teatro Romano scoperto nel 1929, databile all'età augustea come l'Anfiteatro. La cavea di questo teatro, probabilmente riservato ai lupiensi mentre quello di piazza S.Oronzo veniva frequentato dai provinciali, misura 19 m di diametro. Ignorato per secoli come l'anfiteatro, ha restituito alcune statue che sono conservate presso il Museo "S. Castromediano".

Piazza del Duomo
È il barocco a dominare nella centrale Piazza Duomo. Questo grande cortile, poi modificato, risale al tempo del vescovo Gerolamo Guidano. Ad esso si accede attraverso i propilei, realizzati verso la fine del XVIII secolo da Emanuele Manieri, essendo stati abbattuti gli originali muri d'ingresso. L'architetto leccese, che si adoperò per armonizzare l'arredo urbano, realizzò, ai lati dei propilei, i palazzi gemelli che, entrambi al piano terreno, palesano arcature a bugne lisce, oggi in parte chiuse o trasformate in porte e finestre. A sinistra della piazza si erge imponente il campanile, opera di Giuseppe Zimbalo, mentre al centro la cattedrale e, in posizione più arretrata, l'episcopio. Sulla destra, infine, si trova il seminario.

Il Duomo
Collocato al centro della omonima piazza, il Duomo, tra i più belli d'Italia, fu costruito una prima volta nel 1144, poi nel 1230. Su richiesta dell'arcivescovo di Lecce, Luigi Pappacoda, il duomo fu completamente ristrutturato negli anni tra il 1659-70 da Giuseppe Zimbalo a cui si deve anche l'attigua torre campanaria alta 70 metri circa e suddivisa in 5 piani con finestre molto slanciate; termina con una loggia ottagonale. Precedentemente a tali restauri l'area del duomo risultava "chiusa" infatti vi era un entrata chiusa, dove oggi vi è l'entrata nella Piazza del Duomo divenuta dopo tali lavori accessibile. Il tempio possiede due prospetti, di cui il principale è quello a sinistra dell'episcopio, mentre l'altro guarda l'ingresso della piazza. La facciata principale, piuttosto semplice sotto il profilo decorativo, si sviluppa in due ordini ove appaiono le statue, allogate in nicchioni, dei SS.Pietro e Paolo, di S.Gennaro e di S.Ludovico. La disposizione delle paraste scanalate fa intravedere che la chiesa è strutturata in tre navate.Il prospetto secondario, invece, è ricco, esuberante. Si evidenzia il portale sovrastato da una balaustra; al centro, si innalza la statua di S.Oronzo mentre, in basso, due nicchie ospitano le statue dei SS.Giusto e Fortunato. Il Duomo, a croce latina, ha 12 altari, oltre il maggiore, per la più parte del tardo Seicento, ed è ricco di opere pittoresche realizzate da valenti artisti, tra quali Giuseppe da Brindisi, Oronzo Tiso, Gianserio Strafella, G.Domenico Catalanoe G. A. Coppola. La Cattedrale possiede una cripta del XII sec., rimaneggiata nel XVI con aggiunte barocche.

Il Campanile
Il Campanile fu eretto da Zimbalo tra il 1661 ed il 1682. È alto circa 70 metri e in cima è situata una statuetta di Sant'Oronzo in ferro. Risulta essere il 17° campanile in Europa per altezza, tant'è che dalla sua sommità si scorge l'Adriatico e, in giornate particolarmente limpide, anche le montagne dell'Albania.

L'Episcopio
Costruita per la prima volta nel XV secolo, la residenza del Vescovo fu ampliata nel 1649 dal Pappacoda e infine, nel 1761 venne ristrutturato da mons. Alfonso Sozy-Carafa che affidò i lavori ad Emanuele Manieri. L'architetto leccese non perse d'occhio l'unità scenografica con cui si presentava la piazza, e allora eliminò la scala esterna ridisegnando in maniera più razionale e armoniosa la facciata della residenza vescovile. Il prospetto dell'Episcopio si dispone ad angolo retto e si allinea, pertanto, a destra del seminario e a sinistra della Cattedrale. Sia le nuove arcate del lato destro che le sei del lato opposto(3+3) sono intercalate da colonne doriche. Considerando il prospetto noteremo, sul portale, al secondo ordine, tre nicchie in cui sono ospitate statue (quella della Vergine al centro), mentre il fastigio contiene il centrale orologio (1761) che fu inventato dal leccese Domenico Panico.

Il Seminario
Questo interessante monumento si deve alla volontà del Vescovo Michele Pignatelli (1682-1695). L'architetto Giuseppe Cino lo realizzò tra il 1694 e il 1709. Il prospetto è bugnato, è scandito da due serie di otto finestre elegantemente incorniciate e inframmezzate, al centro, dal portone d'ingresso sovrastato da un ampio balcone centrale incluso da archi. L'edificio è coronato da una balaustra, ma continua con un altro piano di epoca posteriore. Entrati nell'edificio, si notano sulle pareti laterali dell'ingresso otto busti in pietra leccese che rappresentano i dottori della Chiesa. Pervenuti nell'ampio atrio, si scorge al centro un magnifico pozzo, opera del Cino, finemente decorato, che sembra ad alludere ad un canestro con manico. In questo edificio esiste una graziosa cappella elegantemente decorata.

Basilica di Santa Croce
Il monumento simbolo del barocco leccese è la Chiesa di Santa Croce, costruita a cavallo di due secoli dal 1549 al 1695 su disegni di G. Riccardi e architetti del calibro di Gabriele Riccardi, Cesare Penna e Giuseppe Zimbalo, nonché numerose maestranze di intagliatori e scapellini della pietra Leccese. il prospetto di questa chiesa, ricco di simboli, di statue e di decorazioni, si divide in tre sezioni: la prima procede dalla gradinata fino alla balaustra; la seconda da questa al cornicione; la terza, infine, è costituita da tutto il resto e sino al fastigio. L'interno, a croce latina e a tre navate, è di pura forma basilicale. La nave maggiore è ad archi che poggiano su sedici colonne ornate di capitelli di tipo corinzio. Nel transetto si innalza la cupola, indi appare l'abside polilobata connotata di rara eleganza. Lungo la navata centrale, che possiede un soffitto a cassettoni dorati, mentre le altre due sono coperte da volte a crociera, si aprono sette cappelle, tutte dotate di altari, ai quali vanno aggiunti i due del presbiterio, nonché il maggiore, del XVIII secolo, a tarsie marmoree, proveniente dalla chiesa dei SS. Nicolò e Cataldo. Opere pittoresche di Oronzo Tiso, Giovanni Grassi, Giovanni Battista da Lama adornano questa chiesa, che fu dei PP. Celestini, i quali l'ebbero annessa al contiguo convento che fu completato nel 1695. Particolare attenzione merita l'altare di san Francesco di Paola (1614) opera di F. A. Zimbalo.

Palazzo dei Celestini
Edificato tra il 1659 e il 1695 su progetto di Giuseppe Zimbalo, poi realizzato da Giuseppe Cino e Cesare Penna. La facciata presenta delicati disegni ornamentali accanto alle finestre e all'ingresso, con punti e festoni floreali, e costituisce un esempio di barocco sobrio, alquanto raro da vedere nella Lecce settecentesca. Un tempo sede di un convento dei PP. Celestini, ora il palazzo è sede dell'Amministrazione Provinciale. È situato accanto alla Basilica di Santa Croce.

Chiesa dei Santi Nicolò e Cataldo
Fondata nel 1180, in epoca normanna, dal penultimo re normanno Tancredi. Nel 1716 venne rifatta la facciata dal Cino, adornandola di numerose statue, conservando i due portali, il rosone, la cupola, e alcuni elementi decorativi. L'interno a tre navate presenta archi a sesto acuto e una cupola nel mezzo della navata centrale. Gli affreschi alle pareti sono del XV,XVI e XVII sec. Nel XVI secolo l'architetto leccese Gabriele Riccardi rifece il convento nel cui chiostro fa bella mostra di sé un artistico pozzo seicentesco.

Chiesa di San Francesco della Scarpa
La chiesa di San Francesco della Scarpa, si trova appena all'inizio del centro storico leccese, di fronte alla stazione ferroviaria. Tale chiesa viene anche denominata "la chiesa senza facciata", poiché, a differenza delle sfarzose chiese barocche leccesi, tale chiesa a causa di lavori ottocenteschi ha "perso" la sua facciata, che oggi si inserisce nel colonnato dell'ex convitto Palmieri. Purtroppo per tale motivo la chiesa è sconosciuta a molti. All'interno si rivela un vero e proprio gioeiello: infatti, a differenza dell'obliterata entrata, l'interno risulta di una certa imponenza, la pianta è a croce greca, precedentemente era a croce latina; cronologicamente la parte più antica dovrebbe essere del XIII - XIV secolo: a testimonianza di ciò vi sono alcune scritte sui muri interni.
Una leggenda narra che qui abbia riposato San Francesco d'Assisi di ritorno dalla Palestina. Una volta giunto il momento della partenza, si narra che i leccesi tennero una sua scarpa in ricordo del Santo, da cui il toponimo di San Francesco della Scarpa. Vi sono anche alcune epigrafi di cui una probabilmente di una tomba medievale, le altre seicentesche e ottocentesche. Di particolare pregio anche alcuni altari barocchi e una statua di notevole grandezza in pietra leccese raffigurante San Giuseppe. Oggi la chiesa dopo numerosi restauri ha in parte recuperato l'antico splendore dopo anni di oblio, risulta consacrata e in determinati periodi è usata per mostre d'arte, per conto del Museo Archeologico Provinciale "Sigismondo Castromediano".

Castello Carlo V
Il Castello è stato realizzato, secondo la tradizione per volere di Carlo V per scongiurare le invasioni turche, di cui la più funesta fu per la Terra d'Otranto quella che nel 1480 causò il sacco d'Otranto. In realtà Carlo V ampliò e modificò un preesistente maniero, che secondo gli scavi e gli studi condotti dall'Università del Salento doveva risalire al XIII-XIV sec. Una parte risalente a tale periodo risulta essere il torrione di forma quadrangolare detto mastio di Accardo. Gli ampliamenti del XVI sec. hanno dato al complesso una pianta quadrilatera , formata da quattro fronti bastionate, un tempo era munita di fossato che venne colmato nel 1870. Il Castello, inoltre, ha due porte: una orientata a nord-ovest, ed è quella rivolta verso la città, e l'altra sul lato opposto, che un tempo guardava la campagna. Sulla seconda porta appare lo stemma dell'imperatore asburgico, stemma che pure sormontava la prima porta ma che, poi, è stato rimosso ed allogato in un muro del cortile. L'interno è dotato di ampi ambienti che oggi ospitano manifestazioni culturali.

Arco di Trionfo
L'Arco di Trionfo, detto comunemente Porta Napoli, sorge nell'omonima piazza e fu eretto nel 1548 in onore dell'imperatore Carlo V, dalla cittadinanza grata per le opere di fortificazione fatte realizzare in difesa di Lecce. Alto 20 m, questo monumento fu realizzato nel luogo dell'antica Porta S. Giusto. D'ordine corinzio, con le colonne binate, aventi la base attica e il capitello barocco, L'Arco di Trionfo ha sul frontone triangolare scolpite le insegne imperiali con trofei e panoplie. Sul fregio centrale appare, in latino, l'epigrafe dedicatoria, che così si traduce: «All'Imperatore Cesare Carlo V, augusto trionfatore, nelle Indie, nelle Gallie ed in Africa; soggiocatore dei cristiani ribelli, spavento e sterminio dei Turchi; propagatore della religione cristiana in tutto il mondo con le opere e con i consigli; essendo al governo di questa provincia Ferrante Loffredo, che seppe tener lontani da i lidi del Salento e della Japigia i Turchi ed i nemici dell'impero; l'Università ed il popolo leccese riconoscente dedicò quest'arco alla grandezza e maestà di Lui, l'anno 1548.»

Obelisco
Posto a pochi metri dall'Arco di Trionfo e al centro del Viale degli studenti, l’Obelisco di Lecce fu eretto nel 1822 su progetto di Luigi Cipolla dallo scultore salentino Vito Carluccio, in onore di Ferdinando I di Borbone. L’Obelisco è decorato nelle quattro facciate con alcune figure in bassorilievo, tra cui in basso il delfino che morde la mezzaluna turca, stemma dei capoluoghi di terra d'Otranto. Un curioso episodio riguarda tale obelisco, infatti la propaganda borbonica fece dipengere di nero l'obelisco, di modo che ricordasse un obelisco marmoreo, ma la prima pioggia cancellò ogni traccia del colore nero!

L'ex Convento degli Olivetani
Nei pressi del Cimitero, adiacente alla chiesa di Niccolò e Cataldo, il monastero degli Olivetani è un complesso architettonico risalente al secolo 1300. Oggi sede della Facoltà di Beni Culturali e della biblioteca di Studi Storici dell'Università del Salento presenta un particolare chiostro opera di Gabriele Riccardi ispirato ai modelli medievali con colonne binate ed un pozzo con un'edicola tipicamente barocca.

Parte delle informazioni riguardante la storia, l'arte, le tradizioni e gli eventi della provincia di Lecce presente su questa pagina sono tratte dal sito www.wikipedia.org rispettando la GNU Free Documentation License.

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