LivornoInformazioni turistiche per la città e per i comuni della provincia
La città di Livorno
Storia
I comuni della provincia
La Provincia di Livorno è una provincia della Toscana di 330 mila abitanti.
Affacciata ad ovest sul Mar Ligure e Mar Tirreno(sul promontorio di Piombino è posto il confine tra questi due mari), confina a nord e a est con la Provincia di Pisa, a sud con la Provincia di Grosseto.
La città di Livorno
Livorno (155.986 abitanti circa) è una città della Toscana, capoluogo della provincia omonima.
È uno dei più importanti porti della costa del mar Ligure, sia come scalo commerciale che turistico e, tra tutte le città toscane, la più giovane.
Monumenti e architetture
Il Monumento ai Quattro Mori è uno dei simboli di Livorno. È composto dalla statua del Granduca Ferdinando I de' Medici e da quattro statue di bronzo che raffigurano dei pirati in catene. Il monumento fu commissionato per celebrare le gesta dei Cavalieri di Santo Stefano, che affrontarono l'impresa di difendere le coste dalla minaccia dei pirati saraceni. La statua (1595) è opera dello scultore Giovanni Bandini, mentre il gruppo bronzeo dei Quattro Mori (1623-1626) è opera di Pietro Tacca.
Il monumento è stato spesso criticato perché ritenuto di matrice razzista; in realtà esso glorificava le imprese di Ferdinando I contro i corsari che infestavano le acque del Mediterraneo e al contempo rappresentava un monito per tutti coloro che avrebbero osato sfidare le autorità granducali.
Il Fanale dei Pisani
situato all'imboccatura del porto, è uno dei più vecchi d'Italia secondo solo alla Lanterna di Genova. Eretto nel 1304, è appoggiato su un basamento poligonale di 13 lati, dove fu istituito un lazzeretto; è costruito tutto in pietra a faccia vista presa dalle cave di San Giuliano. È costituito da due cilindri merlati quello inferiore più largo di quello superiore, ha 11 piani ed è alto 47 metri più la lanterna. È riuscito a superare indenne i secoli ma nel 1944, durante la ritirata delle truppe tedesche fu minato e quasi totalmente distrutto. Nel 1956 è stato ricostruito rispettando i disegni del 1304 e riutilizzando, al 90%, il vecchio materiale recuperato in mare. La sua "voce" è quattro lampi ogni 20 secondi e si può vedere da circa 24 miglia marine di distanza. Oggi è riconosciuto monumento nazionale.
La Torre del Marzocco, torre ottagonale rivestita in marmo bianco (da cui il primo nome Torre Bianca), venato, con base a tronco di piramide alta 54 metri, fu costruita tra il 1423 ed il 1439 da Lorenzo Ghiberti su progetto di Cosimo Il Vecchio (studi più recenti avanzano invece il nome di Leon Battista Alberti) ispirandosi alla famosa Torre dei venti di Atene. Gli otto spigoli corrispondono ai quattro venti dominanti ed ai quattro intermedi, i nomi dei quali sono stati incisi sui corrispondenti lati della torre. Le quattro armi fiorentine sono rappresentate da altrettanti scudi in marmo. Il nome della torre ha origine da quello che era uno degli emblemi raffigurati sugli stemmi della Repubblica Fiorentina, un leone rampante in rame (il Marzocco), che era rappresentato su una banderuola posta sulla cima della torre abbattuta da un fulmine nel 1737. All’interno, al pianterreno, si trova una cisterna di raccoglimento dell'acqua piovana, nella quale si raccoglieva l'acqua sospinta dal vento sulle pareti della torre, incanalata da una conduttura marmorea.
La Fortezza Vecchia
(1534) con il cosiddetto Mastio di MatildeLa Fortezza Vecchia è oggi il monumento nel quale è possibile leggere l'intera storia cittadina. La tradizione vuole che nell'XI secolo Matilde di Canossa faccia erigere una torre chiamata, appunto il Mastio di Matilde, a difesa e sorveglianza della costa, allora oggetto di frequentissime incursioni di pirati saraceni (in realtà, studi più recenti hanno evidenziato l'infondatezza di questa teoria, datando ad epoche successive l'erezione della torre circolare). Nel XIV secolo, ad opera di Francesco di Giovanni e Puccio di Landuccio, fu costruita una fortificazione di pianta quadrata attorno alla torre, la cosiddetta Quadratura dei Pisani, posta a sua difesa. Nel 1505, Antonio da Sangallo il Vecchio, su commissione del cardinale Giulio de' Medici (il futuro papa Clemente VII), progettò una nuova ed ulteriore fortificazione, che comprendesse al suo interno la Torre e la Quadratura. Terminata la progettazione, la direzione dei lavori, poi terminati nel 1534, fu lasciata a Nicola da Pietrasanta. La Fortezza ha una pianta pentagonale, possenti mura in laterizio ed è circondata, eccetto un lato che si presenta interrato, dai fossi medicei, i canali navigabili che attraversano parte del centro storico della città. Durante l'invasione napoleonica nel 1796 i bastioni vennero in gran parte ristrutturati dai soldati francesi, e vi furono inserite fenditure per le bocche da fuoco. La Fortezza fu gravemente danneggiata in seguito ai bombardamenti del 1943; in particolare, l'esplosione della santabarbara collocata nei sotterranei del bastione della Capitana (visibile nella foto sopra), ha aperto una spettacolare crepa nella cortina muraria. I lavori di restauro dell'intero complesso si sono protratti per anni.
La Fortezza Nuova
(1590-1600)La Fortezza Nuova fu costruita su progetto di Bernardo Buontalenti e Don Giovanni de' Medici, tra il 1590 e l' inizio del 1600. Fortificazione dagli imponenti spalti in pietra e mattoni, di pianta poligonale, vi si accede tramite un ponte posto sugli Scali della Fortezza Nuova, o Scali delle Pietre. Uno dei bastioni ( Bastione di Santa Barbara) fu demolito per far posto al quartiere chiamato Venezia Nuova. Fino alla fine della seconda guerra mondiale la Fortezza venne usata per scopi militari. Alla fine della guerra fu utilizzata, invece, come centro di raccolta di materiale e di macerie in seguito alla lunga e faticosa ricostruzione degli edifici e delle strade del centro storico. Dopo il terremoto del 1950 vi furono poi insediati alloggi prefabbricati per i senzatetto. Il restauro fu completato nel 1972 e la parte superiore è da allora adibita a spazio verde pubblico oltre che sede di eventi e manifestazioni.
L'Acquedotto Leopoldino
noto anche col nome di Acquedotto di Colognole rappresenta una delle principali opere pubbliche realizzate a Livorno nell'Ottocento. La sua costruzione fu decretata da Ferdinando III nel 1792; i lavori, affidati all'ingegner Giuseppe Salvetti, furono avviati nel 1793 e subirono diverse interruzioni a causa dell'instabilità politica del Granducato di Toscana. Pasquale Poccianti, sotto il Granducato di Leopoldo II eseguì le opere più importanti, tra cui i tre monumentali serbatoi disposti lungo il percorso delle condotte. Il tracciato, originandosi dalle Sorgenti di Colognole, raggiunge la città di Livorno con un percorso di diciotto chilometri. L'acquedotto, in pietra, attraversa le suggestive colline alle spalle della città per mezzo di gallerie ed arcate; nel tratto livornese, oltre ai citati serbatoi, di notevole interessere architettonico ed ingegneristico sono le grandi arcate che si ergono presso il Cisternino di Pian di Rota, lungo la Via delle Sorgenti.
Il CisternoneIl Cisternone è situato ai margini della città ottocentesca, lungo quello che fu il Viale degli Acquedotti (oggi Viale Carducci). Questo monumentale serbatoio, ancor oggi perfettamente funzionante, fu costruito tra il 1829 ed il 1842 su progetto di Pasquale Poccianti per potenziare l'approvvigionamento idrico della città. In stile neoclassico, presenta un elegante porticato composto da otto colonne d'ordine tuscanico. La facciata è sovrastata da una semicupola a cassettoni, sicuramente l'elemento più significativo dell'intero complesso e per il quale la critica più recente ha evidenziato analogie con le architetture visionarie di Étienne-Louis Boullée e Claude-Nicolas Ledoux. All'interno, la vasca è suddivisa in 5 navate di larghezza e 7 di lunghezza da robusti pilastri tuscanici che sorreggono una teoria di volte a vela. Nel sistema idrico originario, l'acqua, proveniente dalle sorgenti di Colognole, raggiungeva la parte posteriore della cisterna, dove veniva depurata mediante degli appositi sistemi di filtraggio; successivamente, con l'introduzione del cloro per il trattamento delle acque, la vasca venne utilizzata solo come serbatoio, per una capacità complessiva di circa 10.000 metri cubi.
Il Cisternino di città
Il Cisternino di città fu progettato da Pasquale Poccianti per rifornire d'acqua il centro cittadino, ma non entrò mai in funzione e oggi ospita la "Casa della Cultura". L'architettura di questo edificio fu condizionata dal contesto urbanistico nel quale doveva andare ad inserirsi; infatti la cisterna avrebbe occupato un lotto lungo la Via Ferdinanda, l'attuale Via Grande, compreso tra la Porta a Pisa e il Fosso Reale. L'unica facciata visibile, risolta con un'abside di forma semicircolare, sarebbe stata solo quella verso ponente, ma la successiva demolizione delle fortificazioni e la realizzazione della Piazza dei Granduchi (attuale Piazza delle Repubblica) sopra il Fosso Reale, imposero a Poccianti di riprogettare i prospetti sulla Via Ferdinanda e sulla nuova piazza: pertanto, lungo l'asse stradale l'architetto impostò un massiccio basamento sormontato da un leggero portico d'ordine ionico, mentre verso la Piazza dei Granduchi, probabilmente vincolato dalla scarsità di fondi a disposizione, si limitò ad una semplice distribuzione delle aperture. Risparmiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, nel Dopoguerra il Cisternino fu quasi completamente isolato dalle costruzioni circostanti con la realizzazione di una nuova ed incongrua facciata verso nord. La vasca interna invece fu divisa a metà con la costruzione di un nuovo solaio.
Il Cisternino di Pian di Rota
è un serbatoio in stile neoclassico progettato da Pasquale Poccianti per il completamento dell'Acquedotto di Colognole (detto anche Acquedotto Leopoldino). Ubicato a pochi chilometri dalla città, dopo le prime arcate del menzionato acquedotto, entrò in funzione nel 1852, ma già sul finire dell'Ottocento fu distaccato dalla rete idrica cittadina. L’edificio, definito dal semplice incastro di volumetrie pure, è caratterizzato da numerose finestre semicircolari di derivazione termale; un avancorpo, fortemente aggettante e alleggerito da un portico d'ordine tuscanico, sottolinea l'ingresso alla grande cisterna.
I Bagnetti della Puzzolente
, di Pasquale PocciantiI Bagnetti della Puzzolente, dal particolare toponimo del luogo, rappresentano una delle ultime realizzazioni di Pasquale Poccianti. Nelle intenzioni della committenza, la costruzione di questo stabilimento termale avrebbe dovuto creare un nuovo polo d'attrazioni per la città; tuttavia l'impresa risultò un insuccesso e lo stabilimento, completato in breve tempo nel 1844, venne chiuso sul finire dell'Ottocento e adibito ad altre destinazioni. Dal punto di vista architettonico Poccianti ripete ancora una volta i temi cari del suo repertorio, con l'incastro di due volumi semicircolari in un cubo centrale; un portico d'ordine tuscanico sormontato da un frontone, di evidente ispirazione palladiana, definisce l'ingresso alla struttura. Attualmente i Bagnetti, che negli anni Sessanta hanno fatto da sfondo ad una scena del celebre film Tutti a casa di Luigi Comencini, versano in pessime condizioni di conservazione.
Piazza della Repubblica
La Piazza della Repubblica è una delle più grandi e senza dubbio la più suggestiva piazza cittadina. La sua costruzione risale alla prima metà dell'Ottocento quando l'architetto Luigi Bettarini fu incaricato di redigere un piano per congiungere la città fortificata, chiusa dentro il Fosso Reale, con i nuovi sobborghi. Intorno al 1840, il Fosso Reale venne quindi convogliato in una galleria lunga oltre 220 metri; al livello del piano stradale, la costruzione di questa grande volta (da cui il nome popolare di "Voltone" o "Piazza del Voltone") determinò la formazione di una piazza di ampie dimensioni dove furono innalzate le statue dei granduchi lorenesi Ferdinando III, opera di Francesco Pozzi, e di Leopoldo II, eseguita da Paolo Emilio Demi. La statua del Demi però, danneggiata durante i moti di risorgimentali del 1849, sarà rimossa e sostituita, nel 1855, da quella realizzata dallo scultore Emilio Santarelli; oggi l'opera di Paolo Emilio Demi si trova nella vicina Piazza XX Settembre.
Il Mercato delle vettovaglieIl Mercato delle vettovaglie è un maestoso edificio (95 metri di larghezza e 35 metri di altezza) ubicato lungo il Fosso Reale. Progettato dall'ingegnere comunale Angiolo Badaloni, fu inaugurato, dopo circa quattro anni di lavoro, nel 1894, nell'area un tempo occupata dalle fortificazioni della città buontalentiana, a poca distanza dalla Piazza delle Erbe (attuale Piazza Felice Cavallotti). La facciata principale, sugli Scali Aurelio Saffi, è caratterizzata da numerosi finestroni ad arco separati da lesene e disposti su due livelli; quattro grandi colonne classicheggianti sottolineano l'ingresso alla sala principale. Quest'ultima, affiancata da altri locali minori, è ampia e luminosa ed è coperta da una leggera copertura metallica, che rimanda alle grandi realizzazioni del ferro e del vetro del XIX secolo. Ulteriore peculiarità del mercato coperto labronico, uno dei più grandi d'Europa, sono le numerose cantine, poste al di sotto del piano stradale e che lo collegano direttamente col Fosso antistante. Attualmente l'edificio è interessato da un intenso programma di restauro.
Storia
La provincia è stata per lungo tempo divisa tra più entità statali. La città di Livorno seguì una sua storia particolare (data anche la sua condizione di porto franco), mentre le zone circostanti, anche sotto il Granducato di Toscana, facevano capo amministrativamente a Pisa; Piombino (e gran parte dell'Isola d'Elba) era autonoma, a partire dal '300 fino al Congresso di Vienna, dapprima come signoria, quindi come principato; Porto Azzurro, al tempo Porto Longone, era un territorio dello Stato dei Presidi; l'Isola di Capraia era sotto Genova.
Il periodo Napoleonico unificò quasi tutta l'attuale provincia (tranne Piombino che era principato con Lucca sotto il controllo della sorella di Napoleone Elisa Baciocchi) sotto un'unica entità amministrativa, il vasto dipartimento "del Mediterraneo" di cui Livorno era capoluogo. La Restaurazione cancellò l'autonomia di Piombino e Porto Longone, ma la città di Livorno perse il controllo sulla provincia, diventando un governatorato (nel 1848). Il resto dei territori continentali è invece posto sotto Pisa. Nel 1851 viene unita ad un altro governatorato, quello dell'Elba.
La provincia attuale deriva dall'omonimo compartimento granducale, il cui territorio era all'epoca limitato solo al comune capoluogo ed alle isole d'Elba, Gorgona, Pianosa e Montecristo. Nel 1925, per interessamento diretto del gerarca fascista Costanzo Ciano (livornese di nascita) la piccolissima provincia labronica fu ingrandita con il comune di Capraia Isola (tolto alla provincia di Genova) e con quelli di Bibbona, Campiglia Marittima, Castagneto Carducci, Cecina, Collesalvetti, Piombino, Rosignano Marittimo, Sassetta e Suvereto, distaccati dalla provincia di Pisa. Nel 1938 fu distaccata una piccola fetta di territorio dal comune di Cecina, a cui era stata assegnata per un errore amministrativo, ed assegnata al comune di Castellina Marittima, facente parte della provincia di Pisa. Nel 1970 il comune di Piombino cedette una piccola porzione del suo territorio al comune di Follonica, facente parte della provincia di Grosseto.
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