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Stemma della provincia di Viterbo Viterbo
Informazioni turistiche per la città e per i comuni della provincia

Storia
Arte
Le terme di Viterbo
Tarquinia degli Etruschi
Est! Est!! Est!!! di Montefiascone
Tradizioni e feste: La macchina di Santa Rosa
Il Parco dei Mostri di Bomarzo
I comuni della provincia


Viterbo (VT) è una provincia della regione Lazio . Viterbo, conosciuta in tutto il mondo come la Città dei Papi, è situata al centro della provincia, a ridosso dei monti Cimini e molto vicina al Lago di Bolsena soprattutto, ma anche a quello di Vico.

Netta la differenza urbanistica fra il centro storico, di stampo prettamente medievale, e la periferia caratterizzata da palazzi di concezione moderna.

Appena fuori del centro di Viterbo ci sono le rinomate Terme dei Papi e la sorgente termale del Bullicame, nonché la necropoli etrusca di Castel d'Asso.

Storia

Si hanno tracce di insediamenti neolitici ed enolitici e qualche segno etrusco nella lontana storia di Viterbo, ma molti storici sono portati a credere che nel periodo etrusco l'insediamento non raggiungeva lo stato di vicus, a differenza degli storici quattrocenteschi che supponevano una tetrapoli etrusca fuorviati dalla sigla FAVL che secondo loro era formata dalle iniziali di quattro quartieri. Più possibile che dopo la conquista romana divenne un accampamento, chiamato Castrum Herculis per la presenza in loco di un tempio dedicato all'eroe mitologico (il leone simbolo di Viterbo deriva da questo aneddoto).

La città medievale tuttavia trae origine da un "castrum", una fortificazione longobarda posta al confine tra i loro possessi nella Tuscia e il ducato bizantino di Roma: il castello è ricordato nella donazione di Sutri tra i possessi che Liutprando promette alla Chiesa nel 729, Desiderio (756-772) vi si ritira da Roma, che aveva rinunciato ad attaccare. Dell' [852]] un documento papale che riconosce il Castrum viterbii proprietà delle terre di San Pietro, mentre Ottone I annovera il castello tra i possessi della Chiesa.

Nel sec. XI, l' incremento demografico contribuì alla nascita di nuclei abitativi fuori dal castrum, e, attorno al 1090, a un primo tratto di mura; nel 1099 la scelta dei primi consoli sancisce il passaggio a istituzioni comunali. È il XII secolo il periodo in cui Viterbo, libero comune, si assicura il possesso di numerosi castelli: in tal senso la protezione di Federico I (presente nella città nel 1162) , e il suo riconoscimento del comune viterbese, conferisce legittimità alla sua politica di espansione. Nel 1172 viene distrutta la città di Ferento, attorno al 1190 viene assediata Corneto, l'imperatore attacca Roma con l'esercito viterbese. Il "districtus" del comune aumenta considerevolmente.

Ulteriore elemento che accresce il prestigio e l'importanza politica di Viterbo, è la sua elevazione a cattedra vescovile nel 1194 ai danni di Tuscania, la cui precedente predominanza nella Tuscia romana viene meno. All'inizio del XIII secolo la città viene inserita nell'orbita papale, soprattutto con il disegno di Innocenzo III, che tentò di costituire uno stato territoriale: Viterbo nel 1207 ospitò il Parlamento degli stati della Chiesa. Tuttavia la città, insofferente per la presenza papale invocò la protezione di Federico II: si apre così fino al 1250 circa un periodo di lotte interne tra guelfi (la famiglia dei Gatti) e ghibellini (i Tignosi).

Il fallito assedio degli imperiali nel 1243, e il successo dei Guelfi sancisce per la seconda metà del XIII secolo la definitiva politica filo-papale: la famiglia dei Gatti monopolizza le cariche municipali e i pontefici scelgono Viterbo come sede papale dal 1270 circa. In questo periodo Viterbo raggiunge il suo massimo splendore, economico, come centro posto lungo vie di comunicazione importanti, e architettonico, con l'edificazione di edifici pubblici municipali, torri, chiese nel fiorire dello stile gotico che i cistercensi avevano inaugurato nel luogo con l'Abbazia di S. Martino al Cimino.

L'esilio avignonese dei papi contribuì alla decadenza della città e al riaprirsi delle lotte interne. L'effimera ricostituzione del Patrimonio di S. Pietro del cardinale Egidio Albornoz, non impedì ai Gatti e ai prefetti di Vico di imporsi, con istituzioni ormai di tipo signorile, a Viterbo. L'età moderna per Viterbo è un periodo di scarsa vitalità, economica e culturale: dal XVI secolo segue le sorti dello Stato della Chiesa e tramonta del tutto la vocazione internazionale che aveva assunto nei secoli del basso medioevo.

Arte

Il centro di Viterbo offre numerosissime oltre che importanti opere d'arte. La più famosa è senz'altro il Palazzo dei Papi, costruito fra il 1255 e il 1266 sul colle di San Lorenzo per proteggere il pontefice, con la celebre loggia formata in un solo lato da sette archi sorretti da esili colonnine binate che si intrecciano formando una elegante trabeazione.

Accanto al Palazzo dei Papi sorge anche il Duomo di San Lorenzo. Poco distante da piazza del Duomo si estende il vecchio quartiere medievale, conservato quasi perfettamente, di San Pellegrino. Interessante anche la Piazza del Plebiscito dove ha sede il Municipio e soprattutto la Chiesa di Santa Rosa, edificata su una piccola altura accanto alla casa della patrona di Viterbo.

Degni di menzione anche la Piazza della Rocca, Piazza Fontana Grande, il Castello della Bella Galliana vicino la Porta Faul, le mura con le 2 porte principali (Porta Romana e Fiorentina). Fuori dal centro ma sempre nel territorio comunale importantissima è la Necropoli di Castel d'Asso, la prima ad essere scoperta cronologicamente, e si suppone a suo tempo la più vasta. Nella frazione di Bagnaia, importantissima è Villa Lante.

Particolarità della città sono anche le numerose gallerie sotterranee, scavate più o meno clandestinamente che mettono in comunicazione il sottosuolo per quasi tutta l'area coperta dal Centro Storico, utilizzate come cantine prima vennero sfruttate durante le grandi guerre per nascondere la popolazione inerme che veniva murata nelle stesse durante gli attacchi


Le terme di Viterbo

Le acque sulfuree , scoperte dagli Etruschi e poi sfruttate dai Romani, con la costruzione di ville e terme , per le loro proprietà terapeutiche, sono ancora utilizzate per curare Affezioni dermatologiche, gastroenterologiche, ginecologiche, otorinolaringoiatriche, reumatologiche e vasculopatiche. mentre è possibile usufruire delle acque termali che sgorgano dalla roccia in più località nelle vicinanze di Viterbo , le più conosciute e utilizzabili sono:

Terme di Paliano
Le Terme di Paliano sono composte da una vasca di raccolta delle acque, dopo è possibile immergersi in ogni stagione grazie all'elevata temperatura delle acqua, di resti di acquedotto e edifici che servivano per l'impianto termale. Si trovano a circa 8 km da Viterbo in direzione di Vetralla, sulla via Cassia Sud. Per chi proviene da Roma / Civitavecchia dopo lo svincolo della superstrada Orte/Civitavecchia proseguire per Viterbo , seguendo la via Cassia, prima del distributore di benzina svoltare a sinistra in una strada carrareccia. Per chi proviene da Viterbo / Orte percorrendo la superstrada, uscire indicazione Civitavecchia, svoltare in direzione di Viterbo, prima del distributore svoltare a sinistra in una strada carrareccia. Per chi proviene da Viterbo , percorrendo la via Cassia Sud, dopo 7/8 km. subito dopo il distributore di benzina , svoltare a destra in una strada carrareccia.

Bulicame
Il Bulicame, situato alle porte di Viterbo, è composto da resti di acquedotto con due vasche di raccolta delle acque , con alta concentrazione di fango calcareo. Per chi proviene da Viterbo, percorrere la strada Tuscanese per circa 3 km., svoltare a sinistra appena terminata la caserma dell'Aeronautica, si intravedono subito sulla destra. Per chi proviene da Tuscania Montalto di Castro Tarquinia , giunti in prossimità di Viterbo, prima della caserma dell'Aeronautica svoltare a destra , si intravedono subito sulla destra. Per chi proviene dalla superstrada Orte - Civitavecchia da entrambe le direzioni , uscire a Viterbo Terme, svoltare a destra seguendo le indicazioni per Tuscania , percorrere la strada per circa 3/4 km. si trovano sulla sinistra, prima di arrivare all'incrocio con la strada Tuscanese.

Bagnaccio
Il Bagnaccio è un'ampia zona solfurea con presenza di vasche naturali dov'è possibile immergersi, in ogni stagione, in calde acque. Per chi proviene da Viterbo o dalla superstarda Orte / Civitavecchia, percorrere la Cassia Nord seguendo le indicazioni Montefiascone / Bolsena / Siena, dopo 4 km svoltare a sinistra sulla Strada Martana , dopo circa un km. svoltare a sinistra imboccando una strada bianca , troverete le terme a circa 1 km. sulla sinistra.

Tarquinia degli Etruschi

Narra il mito che non lontano dal fiume Marta, in un luogo dove ancora restano i segni del più grande tempio etrusco che la storia ci abbia lasciato, accadde un evento fatale: da un solco appena aperto dall’aratro, balzò un essere divino, fanciullo nell’aspetto e vecchio nella saggezza, che rivelò agli Etruschi la disciplina della loro religione. Tarchon, al quale il fanciullo/vecchio che si chiamava Tagete era apparso, fondò nel luogo del prodigio una città sacra, alla quale dette il nome Tarchna, cioè Tarquinia. Col tempo Tarquinia diventò così grande che per estensione e numero dei cittadini fu eguagliata solo da Atene dopo la vittoria sui persiani. Era bella, vivace, colorata, pervasa dalla ricchezza, dal soffio della civiltà e della cultura, dall’uso di ogni raffinatezza. Un riflesso di questo splendore è, come per miracolo, ancora a tratti visibile nelle pitture murarie della sua necropoli, scavata nel macco dorato e ancora immersa nel colore. I blu, i verdi-olivo, i rossi, i neri sembrano ancora freschi come se gli antichi pittori li avesse dipinti solo ieri. Il visitatore che scende nelle tombe viene trasportato d’incanto, a 25 secoli di distanza, nel cuore delle grandi famiglie etrusche, nei padiglioni di caccia, all’interno delle case, e diventa testimone oculare delle loro cerimonie e delle loro feste, tra danzatori, musici, commensali in vesti preziose e servi silenziosi che attendono al loro compito. Oppure, come sulla macchina del tempo, viene trasferito in luoghi all’aperto dove con giovanile alacrità si pesca in mari dalle onde arricciate e si cacciano uccelli che a miriadi volano nel cielo; o si trova in mezzo agli atleti, tra lottatori, pugili, lanciatori di disco, gladiatori con elmo, schinieri e scudo, sorpresi nell’istante più teso, irrigiditi dalla concentrazione. Sulle pareti delle tombe etrusche di Tarquinia si vedono le bighe sfrecciare velocissime. Il vincitore, ormai sicuro al traguardo, si volta indietro per controllare gli avversari. Dietro, una biga s’è rovesciata col timone rotto, un cavallo impennato, ed un auriga caduto nella polvere. Nel VII secolo, dalla grande, opulenta, vivace e sacra Tarquinia, partì un uomo ricchissimo, un po’ pioniere, un po’ colonizzatore, ma soprattutto civilizzatore. Si chiamava Luchmon e divenne il quinto re di Roma col nome di Tarquinio Prisco. Fu lui, infatti, a trasformare l’insieme di capanne preistoriche sparse su sette colli intorno ad un guado paludoso del fiume Tevere in un luogo di inconfondibile impronta urbana. Qui trasportò le insegne, le cerimonie e le istituzioni giuridiche di Tarquinia. Tra queste l’Imperium, con tutta la sua simbologia maestosa di autorità, dignità, sacralità, intoccabilità e comando; e la manifestazione che, nata etrusca, resterà per un millennio l’evento romano più solenne e caratteristico: il trionfo del conquistatore che rientrava nell’urbe con le sue truppe vittoriose seguito dal corteo dei vinti in catena e dei carri colmi di bottino. L’opera iniziata da Tarquinio Prisco fu coronata da altri due re etruschi, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo. Ma Roma diventò presto una grande macchina da guerra e i primi ad esserne schiacciati furono proprio gli Etruschi e la stessa Tarquinia, madre dei vinti e dei vincitori.

Est! Est!! Est!!! di Montefiascone

Est! Est!! Est!!! di Montefiascone è un vino bianco italiano originario della Provincia di Viterbo , nell'Alto Lazio a Denominazione di Origine Controllata (DOC).

Leggenda
Il nome di questo vino deriva da una leggenda. Nell'anno 1111 Enrico V di Germania stava raggiungendo Roma con il suo esercito per ricevere dal papa Pasquale II la corona di Imperatore del Sacro Romano Impero. Al suo seguito si trovava anche un vescovo, Johannes Defuk, intenditore di vini. Per soddisfare questa sua passione alla scoperta di nuovi sapori, il vescovo mandava il suo coppiere Martino in avanscoperta, con l'incarico di precederlo lungo la via per Roma, per assaggiare e scegliere i vini migliori. I due avevano concordato un segnale in codice: qualora Martino avesse trovato del buon vino, avrebbe dovuto scrivere "Est", cioè "c'è" vicino alla porta della locanda. Arrivato a Montefiascone e assaggiato il vino locale, il servo, non potendo in altro modo comunicare la qualità eccezionale di quel vino, decise di ripetere per tre volte il segnale convenuto e di rafforzare il messaggio con ben sei punti esclamativi: EST! EST!! EST!!! Il vescovo, arrivato in paese, condivise il giudizio del suo coppiere e prolungò la sua permanenza a Montefiascone per tre giorni. Addirittura, al termine della missione imperiale vi tornò, fermandosi fino al giorno della sua morte, avvenuta, sembra, per un eccesso di bevute. Venne sepolto nella chiesa di San Flaviano, dove ancora si può leggere, sulla lapide in peperino grigio, l'iscrizione: "Per il troppo EST! qui giace morto il mio signore Johannes Defuk". In riconoscenza dell'ospitalità il vescovo lasciò alla cittadinanza di Montefiascone un'eredità di 24.000 scudi, a condizione che ad ogni anniversario della sua morte una botticella di vino venisse versata sul sepolcro, tradizione che venne ripetuta per diversi secoli. Al vescovo è ancora dedicato un corteo storico con personaggi in costume d'epoca, che fanno rivivere questa leggenda.

Tradizioni e feste: La macchina di Santa Rosa

4 settembre festa di Santa Rosa, patrona della Città.
La sera precedente avviene il trasporto della Macchina di Santa Rosa, imponenente costruzione trasportata dai Facchini di Santa Rosa. La Macchina è alta 28 metri sopra la spalla dei facchini e raggiunge quindi circa 29,50 metri da terra.

Macchina di Santa Rosa: dettaglio evento >>

Il Parco dei Mostri di Bomarzo

Il parco dei Mostri di Bomarzo fu ideato dall'architetto Pirro Ligorio (completò San Pietro dopo la morte di Michelangelo) su commisione del Principe Pier Francesco Orsini detto Vicino sol per sfogare il core rotto per la morte della moglie Giulia Farnese
Il parco nacque nel 1552 come "Villa delle meraviglie" per essere un'opera unica al mondo. Poi un lungo oblio fino al 1954 quando il Parco dei Mostri venne acquistato dal Sig. Giovanni Bettini che, con amorevole cura lo ha gestito. La visita al parco si snoda su una serie di tappe tra la mitologia ed il fantasy.

Parte delle informazioni riguardante la storia, l'arte, le tradizioni e gli eventi della provincia di Viterbo presente su questa pagina sono tratte dal sito www.wikipedia.org rispettando la GNU Free Documentation License.

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